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11月20日 Danza lenta
Danza lenta
Hai mai guardato i bambini in un girotondo? O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra? O seguito mai lo svolazzare di una farfalla? Od osservato il sole allo svanire della notte?
Percorri ogni giorno in volo? Quando dici "come stai?" ascolti la risposta? Quando la giornata è finita ti stendi sul letto con centinaia di questioni successive che ti passano per a testa?
Hai mai detto a tuo figlio "lo faremo domani" senza notare, nella fretta, il suo dispiacere? Mai perso il contatto con una buona amicizia, finita perchè tu non hai mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?
Quando corri così veloce per raggiungere qualche parte, ti perdi la metà del piacere di andarci. Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, come un regalo mai aperto... gettato via.
La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica.
Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà.
11月15日 Dedicato a chi c'era...Noi che ci divertivamo
11月12日 La morte v'ha sfiorato?Per voi, caVi miei, uno dei miei psicolabili quesiti:
Quante volte avete abbraciato la morte? Si, voglio dire..
Non intendo quante volte avete RISCHIATO la morte, no.
Ma quante volte siete stati praticamente miracolati!
Quante volte eravate spacciati davvero?
Ve lo domando perchè io..beh...la bellezza di 6 volte!
Ve le narro brevemente:
1- a pochi giorni di vita, quando ero nel nido dell'ospedale. Qualche puericultrice non ha usato l'igiene dovuta, attaccando a tutti i bambini del nido la salmonella, me compresa, portata all'interno della struttura ospedaliera da un gruppo di neonati d'un paese vicino.
Nella stanza del nido c'erano corca 10 bambini.
9 maschi.
1 femmina. Io.
L'unica superstite.
In età neonatale, le difese maschili son inferiori a quelle femminili. La mia lotta contro la morte è andata a buon fine, a differenza degli altri 9.
2 - A pochi anni di vita, mentre mordicchiavo la crosta di pane per mettere i dentini, un pezzo m'è scappato dalla presa e m'è andato dritto dritto in gola. Se non era per papà che, con sangue freddo, mi percuoteva a testa sotto, col caxxo che riprendevo colore. Per una decina di secondi son stata senza respiro.
3 - ero in un campo scout. Durante un'uscita di squadriglia, la sottoscritta non si limita a camminare cautamente lungo lo stretto sentiero sterrato ma saltella come una cretina, guardando in aria a contemplare le punte più alte degli alberi che costeggiavano il cammino. Fu così che, mettendo il piede su un masso liscio, son scivolata fuori dal sentiero.
Qualcosa mi tirava giù.
Forse una discesa troppo ripida, pensai.
Scendevo in fretta, però.
M'aggrappai ad un'ortica (pensa tu!) e facendo appello a tutte le mie forze, mi riportai sul sentiero, con gesti sconnessi come chi sta uscendo dalla piscina dal bordo e non dalle scalette. La posizione era la stessa.
Fu allora che realizzai che praticamente, la cosa che mi tirava giù era la forza di gravità...
...ero penzolante. Sotto di me un dirupo roccioso.
Ho detto tutto.
4 - Operata d'urgenza con la febbre a 42°C a causa di un megacolon tossico. Poche ore e sarei andata a far compagnia a Freddie... E manco mi sarebbe dispiaciuto tanto, eh...Ma non c'è fretta, lui m'attende U_U
5 - Strada di montagna. Ghiaccio sull'asfalto. Il mio ragazzo d'allora stava aprendo il garage per riporre l'auto all'interno. Notte.
Io resto in auto per non soccombere al freddo. L'auto perde aderenza e comincia ad andare all'indietro, in direzione del bordo strada del tornante, dato che l'auto era perpendicolare alla strada. Il mio terrore mi immobilizzò. Pensai di tirare il freno a mano ma non lo feci, per timore di aumentar il danno. Lui invece ne ebbe velocità e forza, saltando dentro l'auto e tirando, appunto, il freno a mano. Come in un film, poi, mi prese per mano e mi tirò fuori dall'auto. Ma non fu necessario, l'auto s'era già stoppata. Guardai giù e rabbrividii.
6 - Estate 2003, mi pare. Riccione. Sempre la volpe d'una sottoscritta, compra un'orca gonfiabile. Quelle enormi da cavalcare.
Furbescamente decido d'utilizzarla con il mare mosso e la bandiera rossa.
Dopo pochi attimi che cavalcavo, girandomi, mi accorsi d'essermi allontanata troppo dalla riva e dai miei amici. Un'onda mi fece scivolare dall'orca. Invani i tentativi di risalirci. Non toccavo terra. Ho annaspato per un pò, certa di farcela. La stanchezza cominciò a farsi sentire, facendomi quasi abbandonare in balia delle onde più forti di me.
Un ragazzo lì vicino mi vide e mi chiese se avessi bisogno d'aiuto.
Mi limitai a sorridere. Anche perchè se avessi aperto bocca, avrei bevuto.
Pensai solo: "che domanda scema, secondo lui che sto facendo, la danza del ventre subacquea? =.=' "
Mi prese per mano e mi tirò verso la riva, finchè non si fosse accertato che toccassi.
Grazie, sconosciuto. Grazie ovunque tu sia.
E non consigliatemi Lourdes! ^______________^
11月8日 Tutta colpa di un caldobagno!Il problema è sempre quello...
Penso una cosa, la scrivo mentalmente e poi..da allora a che la potrò davvero scrivere, passano almeno 8 ore...Ovvio che l'effetto e l'enfasi con la quale scrivo, non è la stessa.
Ma ci provo, ovvio anche questo.
Ero in bagno, stamattina, seduta sul bordo vasca in attesa che lo pseudo caldobagno mi facesse riprendere colore e funzioni vitali, interrotte dal freddo impattopassaggioteporecopertegelostanza.
Insonnolita ed infreddolita, guardavo nel vuoto.
Il freddo mi ha fatto riaffiorare alcuni ricordi.
Il freddo.
Mi è apparso, davanti gli occhi mentali, un ricordo. Forse il più dolce.
L'istante dopo, svanito questo, m'è apparso un altro momento di vita infantile. Forse il più doloroso.
Piccoli attimi, piccole scene, nulla di lungo e complicato.
Il secondo era ambientato a casa di un mio compagno di classe delle elementari, uno dei pochi al quale ero molto legata. Nico. Festa a casa con tutti i compagni di classe. Atmosfera solita: palloncini, patatine (mai mangiate perchè gli altri bambini si ficcavano le mani in bocca <.< ), torte, radio che trasmetteva le sigle dei cartoni animati (quelli veri e tristi, non quelle puttanate come Dragon Ball e simili..Ma questa è un'altra storia..), regalini, etc.
Tutti i bimbi seduti a terra, in circolo, con il fido piatto di robaccia e bicchiere di coca cola.
Feci l'impossibile per capitare accanto al più carino della classe, quello biondino. Il torinese.
Ci capitai.
Un insetto
Un indefinito insetto aveva palesemente puntato le mie gambe incrociate. Non mi mossi ma lo tenni sott'occhio. Finchè l'insetto valicò i limiti da me preposti. Uno scatto delle gambe, per allontanarlo.
L'insetto saltò poco più distante. Praticamente sulla maglia del bambino carino accanto a me.
E come l'insetto, anche la mia coca cola.
Non vi dico l'imbarazzo.
"Scusami, non volevo, non l'ho fatto apposta" furono le mie parole farfugliate verso il bambino, mortificata ed imbarazzata allinverosimile.
La sua risposta?
"Non chiedere scusa a me, dovresti chiedere scusa al mondo intero per essere nata!"
Vi giuro che in 8 anni di vita, mai mi venne detta cosa tanto dolorosa.
La mia reazione fu l'immobilità. Non so che fine abbia fatto l'insetto, ma so che in quel momento sono uscita dal cerchio, ormai infranto per colpa mia, e mi son andata ad accucciare in un angolo, nel vero senso del termine, tra il battiscopa e la tenda.
Piangevo ma, ovviamente, di nascosto di tutti.
Un solo singhiozzo m'avrebbe reso ancora più zimbello di quanto avessi già fatto da sola.
Un autogol.
Cornuta e mazziata.
Il primo ricordo è senza dubbio dolcissimo.
Un Natale. Splendido. Uno dei tanti.
Casa precedente, salone enorme.
Tutto pronto per il 25, per il quale mancavano pochissimi giorni. Un paio,forse.
Albero sintetico abbellito, come da tradizione della mia famigliola, con tante palle o decorazioni diverse.
Una per ogni anno da quando mamma e papà si son sposati.
Quella rossa.
Quella a forma di babbo Natale.
Quella gialla con il pungitopo vicino.
Quella...vabbè, mica vi racconto ogni palla mò...Che palle! >.<
A me è sempre piaciuto scrivere, così ogni anno facevo qualche dolce bigliettino natalizio. La mano artistica ce l'ho, quindi veniva sempre qualche bel gioiellino.
Quell'anno, quel Natale, quel pomeriggio, scese da me la bambina pestifera del piano di sopra.
Con tutto l'intento di rompermi le bambole. E le palle. E non quelle di Natale.
Quel pomeriggio si accovacciò vicino l'abete, che in quel periodo era il fulcro della casa e il mio "rifugio" caloroso e familiare.
Adoro guardare le luci intermittenti, meglio se colorate. Ne restavo incantata.
Mi disse qualcosa come "fammi giocare con qualcosa, fammi vedere qualcosa di nuovo.."
E di tutta risposta, io allungai il braccio verso l'abete, precisamente verso un ramo sul quale avevo appeso il mio bigletto d'auguri artigiano, il mio breve scritto.
Guardò il disegno sulla prima facciata. Sorrise ma nulla disse. Piccolo sbuffo, quasi.
Aprì e ne lesse il contenuto.
Rigo dopo rigo, la sua espressione mutava.
Finchè buttò per terra il biglietto e mi abbracciò.
"Mi fa piangere quello che hai scritto!"
Corse a casa a chiamare la sorella, affinchè scendesse a vedere cosa avessi scritto.
Il giorno dopo mi invitò a comprarmi un pelouche come il suo (e tra bambine è cosa rara!).
Diventammo amiche.
Una porta si apre. Una folata di freddo m'accarezza le gambe nude. Mia madre che entra in bagno e mi ricorda che se non mi muovo, farò tardi a lavoro.
Torno in me, dopo questo breve viaggio mentale.
Tutto per un banale caldobagno.
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