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    September 03

    Pesaro 2008, un anno dopo.

    Signore e signori,

    da qualche giorno son tornata dalle vacanze, nuovamente trascorse a Pesaro.

    Sapevo di andare sul sicuro ed infatti così è stato.

    Quest’anno senza genitori.

    Col mio ragazzo.

    E la cosa m’ha aperto la mente, m’ha fatto ragionare e riflettere su molte cose, mettendomi talvolta anche in crisi.

    Più che talvolta.

    Spesso.

     

    A poche sere dal nostro arrivo, precisamente sabato 23 agosto, Pesaro c’ha offerto la splendida Notte Arcobaleno, ovvero una Notte Bianca con i colori della Pace. Negozi aperti fino a tardissimo, lidi che offrivano cornetti caldi e cappuccini, brioche, bombe farcite e quant’altro potesse alzare il colesterolo a mille, bar che vendevano la Duff!

    Ogni strada era addobbata di tutti i colori, dai tronchi degli alberi decorati con strisce arcobalenate a bandiere della Pace fuori ogni negozio o balcone.

    I lidi diffondevano musica per ogni strada, c’erano stand di carne argentina, brasiliana, chincaglierie etniche, parrucchieri di strada, botteghe e manufatti marini..

    Mille biciclette colorate sfrecciavano tra persone agghindate con parrucche multicolor, cilindri optical, occhiali luminescenti e braccialetti fosforescenti.

    Ho goduto di tutto questo, signori miei.

    Fino al mattino, quando mi si vedeva su una delle tante panchine del lungomare, alle 5 di mattina, a sgranocchiare pesce fritto da un “cuppetiello” confezionato da uno dei tanti stand.

    L’apoteosi.

     

    La sera dopo vennero gli Aram Quartet nella piazza Ducale, facendomi gasare anche su Under Pressure (sarò di parte ma preferisco la versione Pelagusiana!).

    La sera seguente il tributo a Rino Gaetano. Bellissime già le prove pomeridiane!

    La sera dopo ci fu il tributo a Vasco Rossi, da parte di una tribute band chiamata “Le Bollicine”. Cantante quasi uguale a Vasco, fisicamente.

    La voce, invece, era proprio quella di Vasco! Oddio, era uguale uguale!

    La piazza in subbuglio.

    Un’altra sera, invece, il tributo a Lucio Battisti, da parte della tribute band chiamata “Anime Latine”. Che spettacolo. Fenomenale. E dietro il palco, il maxischermo che proiettava il vero Lucio durante i vari programmi di quegli anni. Video in bianco e nero, con Mina e company.

    Come direbbe Lucio, “tu chiamale se vuoi, emozioni.”

    Tante. E fortissime.

     

    Ed intanto cominciava il PesarHorrorFest, la solita annuale rassegna di letteratura e filmografia horror.

    Film nuovi, vecchi, cortometraggi, libri e presentazioni.

    L’unico film che abbiamo visto è stato “Dracula cerca sangue di vergine…e morì di sete”.

    Il titolo mi incuriosiva molto ed effettivamente è stato molto carino.

    Vecchio ma carino.

    Film datato 1974, con una trama quasi horror-comica.

    C’erano tanti altri film da vedere ma le cose da fare erano troppe.

    Qualcosa abbiamo dovuto sacrificare.

     

    Troppe cose, sì.

    Jazz Village, mostre fotografiche, gallerie artistiche,stand ludici con giochi di società, bingo, artisti di strada, animazione e cucina etnica, sfilate di moda e di cani..

    Ci siamo persi un concerto del batterista dei Deep Purple!

     

    La mattina, a dispetto di chi si alzerebbe a mezzogiorno, si scendeva a mare a prendere sole e conchiglie.

    Ogni tanto si sentiva un mio “ahi!” quando, sollevando i piedi, trovavo la pianta zeppa di conchiglie e cheline di granchio..

    A proposito di cheline di granchio!

    Ho trovato una chela di granchio enorme!

    Ma enorme davvero!

    Il problema è stato “conservarla” fino alla partenza.

    Emanava un odore necrotico di pesce che non avete idea.. secondo me la signora delle pulizie ha festeggiato quando ho lasciato la stanza..

    Dal mio canto, mi prendevo cura della chela quasi come se fosse un animaletto vivo.

    Cambiavo l’acqua dove era immersa ogni mattina e sera, ricoprendola di bagnoschiuma..

    Mica niente!

     

    E se avete sentito uno strillo di sera, beh, ero io che facevo un incontro ravvicinato con un ragno.

    Sul letto.

    Il mio.

    Ho provato a schiacciarlo con l’infradito.

    Ho errato mira.

    Risultato: la botta sul materasso ha fatto rimbalzare verso di me il ragno.

    Urlo disumano.

     

    Uno degli ultimi giorni m’ero messa in testa di voler andare a vedere l’alba sulla spiaggia.

    Detto fatto.

    Impostata la sveglia alle 6:00, il sole sorgeva alle 6:32.

    Il tempo di riprendermi, prepararmi e scendere giù.

    Ero ancora vestita come la sera precedente e quando è partita la sveglia con l’intro de Il cappellaio Matto dei Pelagus ed un “questo è un pezzo nostro!”, s’è alzato un “Statt’ zitt’ Castèèèèè!”.

     

    Di questa splendida vacanza ricorderò anche i fornitissimi e pazientissimi commessi del negozio di musica, che hanno assecondato ogni mio volere queenico.

    E han regalato a me un mini Japonese di Queen (album) e una bandiera degli Iron Maiden a Fabio.

     

    Ricorderò i kebab mangiati.

     

    Ricorderò i pomeriggi in bicicletta per il lungomare, tra vento, sole e bottiglie di thè.

     

    Ricorderò la cordialità e l’organizzazione di questa splendida città.

     

    Ricorderò la pisciata di quel mezzo punk nella fontana principale del lungomare. Quella fontana dove una bambina, pochi minuti dopo, giocava a schizzare gli altri. Ignara che stesse lanciando gocce di piscio.

     

    Ricorderò il relax e l’odore salmastro.

     

    Ricorderò le liti e tutti i frullamenti di pensieri consequenziali.

     

    Ricorderò l’argentino che tagliava la carne!

     

    Ricorderò le risate fatte da sola come una matta quando Andrea m’ha fatto notare che il “pesce fritto” scritto nell’sms, col mio T9 era diventato “pesce dritto”.

    Dando vita ad un sms così: “stanotte ho fatto la porca col pesce dritto”, alludendo alla scorpacciata di pesce fritto fatta durante la Notte Arcobaleno..

     

    Ricorderò una vacanza passata.

     

    Ricorderò Pesaro.

     

     

     

     

     

    July 10

    News of the world

     
     
     
    Signori miei cari,
    mi ritrovo dopo taaanto tempo a scrivere nuovamente sul blog.
    Svariati son stati i motivi che m'han allontanato da qui, non tutti negativi. O forse nessuno d'essi.
     
    In questi mesi, beh, non è successo nulla se non queste cose:
     
     
     
     
    1- Finalmente mi son del tutto disintossicata dai giochi di ruolo che mi portavo dietro da circa 3 anni. Mi han fatto passare sere meravigliose, conoscere persone splendide e fatto sognare ad occhi aperti. Ma, strano dirlo io, c'è un tempo per ogni cosa.
     
    2 - Ho cominciato a scrivere sul Forum di QueenItalia e chiunque mi conosca un minimo, sa che per me è l'apoteosi.
    Se devo sprecare parole e ragionamenti (pigra fino all'osso!), beh, lo faccio con chi ama i Queen ed è cresciuto in modo simile a me.. Inutile dire che amo letteralmente quel sito, quel forum e chiunque viva su esso.
     
    3 - Ho conosciuto una Tribute Band dei Queen, chiamata Pelagus. Son originari della provincia di Caserta ed è inutile dirvi che ormai son diventata la loro groupie, li seguo praticamente ovunque!
    Prima amavo la musica che omaggiavano, poi anche la loro, di musica. Infine, mi son scoperta innamorata anche di loro! Grandi Pelagi!
     
    4 - Ho conosciuto dal vivo alcune persone che virtualmente (sempre grazie ai Queen) avevo incontrato sul web.
    Debbie e Lau.
     
    5 - Il 26 settembre la sottoscritta sarà a Roma, al Palalottomatica, per assistere ancora una volta, dopo 3 anni, ad uno show dei Queen.
    Jooooooohn! Dove seiiiiiiiiii?  T_T
     
     
     
     
     
    Per il resto, zuccherini miei, la vita continua.
    Bella o brutta che sia, una ne abbiamo.
    Just one life.
    February 27

    Succede solo da Mc Donald!

    Dolci amebe che leggono il mio blog,
    oggi voglio raccontarvi una cosa che, al momento del fatto, ripetevo di volerla scrivere qui sopra. E ridevo.
     
     Martedì sera.

    Chesifachenonsifa… McDonald!

     

    Ma sì, ho anche i buoni per prendere due menù a € 7.90…

    Andiamo!

    Così Fabio ed io ci avviamo verso la grande M rossa.

     

    Poca fila ai banconi, è relativamente presto.

    Contiamo di mangiare in fretta, così da dedicare il resto della serata a giretti vari.

    Che ideona anticiparci sugli altri! Abbiamo tutti i tavoli disponibili, senza bambini che ti passano tra le gambe mentre mangi..”

     

    Felici e soddisfatti, facciamo le nostre ordinazioni.

     

    FabioAllora, un McMenu McChicken più un McMenù McNuggies, come da buono. Anziché la Cola, metteteci il thè al limone. Ad entrambi i menù. Inoltre un Tirolese con patatine Vertigo e Sprite..”

    Poi s’avvicina a me e mi bisbiglia “Amò, come sempre diciamo che abbiamo altre due persone in auto che mangiano..”

    Lo dice sempre, per giustificare la nostra ingordigia.

    Due persone normali non ordinano 3 menù completi. Senza considerare i gelati, eh…

     

    Mentre la tipa prepara i vassoi, vedo che nel bicchierone dove doveva stare la Sprite, c’è qualcosa di scuro.

    Ora due son le cose: o è Sprite torbida o è tutt’altra bevanda.

    Anto: Amò, ma questa non mi pare propriamente Sprite.. Leva il coperchio dal bicchiere e vedi che roba è..”

    Fabio: “Eh, effettivamente è una Cola…”

    Anto: “ E diglielo alla scema, mettila a figura di merda!” Ci godevo..ghgh..

    Fabio: “Eh, sta dormendo, questa..”  Poi rivolto alla McDonaldina “ Ehm..comunque avevo chiesto la Sprite..”

    E lei:Sì, è Light..”

    Anto: “ Amò, questa ha capito Light per Sprite..”

    Fabio:Light? Sprite!” ripeteva alla tipa.

    Anto: “ Vabbè, amò, è rincretinita, fa nulla…Tanto ti piace anche la Cola..

    Ma lei ha rincarato la dose: “La Sprite è finita ecco perché ti ho dato la Cola.”

     

    1-     chi ti ha detto che volevo la Cola, scegli tu per me?

    2-     Chi ti ha detto che la volevo, per giunta, Light?

    3-     Non dire caxxate.

     

    Al che ho detto a Fabio di mostrarmi lo scontrino, perché ero convinta che avesse proprio battuto Light e non Sprite. Prima di vedere se la Sprite ci fosse o no.

    Come volevasi dimostrare, lo scontrino portava Cola Light.

    La rincretinita si voleva solo parare il culo. Ma che caxxo le costava dire “Oh, ho capito male. Ora ti fo la Sprite.”

    Ma vabbè.

     

     

    Così, la tipa, ha finito di riempire i vassoi, facendo cadere tutte le patatine sull’unica parte di vassoio senza salvietta.

    La sottoscritta che implorava Fabio durante il tragitto fino al tavolo scelto “ Salva il salvabileeeee”..

     

    Messi a tavola, ho agguantato i due bicchieri dei McMenù. Avevo una sete assurda ed una voglia di thè esagerata.

    Siccome sono una camionista, non bevo dalla cannuccia ma direttamente dal bicchierone.

    Scoperchio uno di questi e…Cola!

    COLA!

    Tesò, è Cola pure questa!” dicevo a Fabio, guardandolo fisso.

    Svelta scoperchio pure l’altro. “ E pure questa! Due Cola! E con la tua, son tre!”

     

    Fabio prende entrambe le Cola dei Menù e va a riportarle al bancone.

    Lo vedo tornare soddisfatto e sorridente.

    Con i bicchieri di thè in mano.

     

    Bevo, per prima cosa. Poi comincio a rubare le Vertigo da Fabio.

    Fabio.

    Il quale viso assume un’espressione così buffa da farmi rischiare di affogarmi col thè.

    Che altro c’è, tesò?” chiedo io sorridendo.

    C’è che quella deficiente m’ha dato il Big Mac anziché il McChicken..”

     

    Non so come abbia fatto a non ridere tanto da far girare mezza sala e chi mi ha fermato da andare al bancone a dire alla McDonaldina “ Ahò, cosa…scètat’ prima di venire a lavorà..Stiamo mangiando a rate, sa’..”

     

    Dopo mezz’ora di andirivieni tavolo-bancone, pare che tutto sia a posto.

    Anche perché la fame c’avrebbe fatto mangiare pure le sedie di tavolino.

     

    Finita la pappa, mi alzo per andare a prendere i gelati.

    Accuratamente, seleziono il personale.

    Accuratamente evito la rincoglionita.

     

    Un ragazzo, stavolta, dientro il bancone.

    Svelto.

    Sveglio.

    Capace. Credevo.

     

    Ma cazzarola, ma che ci vuole a riempire una coppetta di fior di panna che esce dal distributore di creme?

    Mh?

    L’unica loro abilità sarebbe far riuscire quella forma conica, diciamo. Dove sopra mettere lo sciroppo scelto.

    Non credo ci voglia la laurea per farlo.

    Mentre l’ominide prepara i gelati, mi volto verso il tavolo con Fabio, per sorridergli.

    Torno a guardare il vassoio con i due gelati pronti.

    Non sapevo se ridere o se piangere.

    Davanti a me due coppette completamente bianche fino sopra, con una pozzanghera di sciroppo che cadeva dalle pareti delle coppette.

    Due Sundae mai visti prima.

    Abbiamo riso per mezz’ora.

     

    “E questa serata va raccontata dritta dritta sul blog!”, mentre mangiucchiavo un bicchiere sano di panna sporca di caramello.

     

    Sì, cari miei.

    Succede solo da McDonald.

     

     

    January 07

    Deep impact

     

     

    Avete presente l’adrenalina che vi sale alle stelle quando siete sulle montagne russe?

    Che poi, pensateci, perché sale?

    Semplice.

    Per il rischio che correte.

    Un’eventuale avaria del macchinario vi potrebbe causare dal graffio più insignificante alla morte.

    E lì gioca l’adrenalina.

    La paura, mano nella mano con la quasi certezza che nulla può accadere. È solo una giostra.

     

    Per l’incidente è più o meno la stessa cosa.

    Solo che pochi istanti prima che accada, non pensate “Uh, che bello! Fammi godere questi momenti, tanto al 99% non mi faccio nulla, non succede nulla!”

    No.

    La testa ragiona un po’ diversamente, negli istanti che precedono di poco il sicuro impatto.

    Sì, qualcosa come “Ommioddio, fa che sia il meno doloroso possibile.”

    Ed è esattamente quello che ho pensato sabato, nel tardo pomeriggio, quando due automobili si sono scontrate violentemente a causa dell’asfalto da poco bagnato di pioggerella.

    In una delle automobili c’eravamo io (lato passeggero) e Fabio (lato guida).

     

    La pioggia.

    Una sbandata.

    Il violento urto.

     

    Qualche istante prima stavamo entrambi mangiucchiando qualcosa dalle rispettive “calze della Befana”. Risa. Rumore di scartamenti vari. Profumo di cioccolata.

     

    Io, di punto in bianco come amo sempre intraprendere i discorsi..: “Amore, per me i volatili più belli sono i rapaci. Precisamente le civette ed i gufi. Ma sì, vuoi mettere lo sguardo di un gufetto con quello di un insulso uccellino? Nel passerotto, tesò, non vedi nulla! Una testolina, due occhi che manco si vedono ed un beccuccio scemo. Il gufo e la civetta no! E pure il barbagianni! Ma son splendidi veramente! Amore, che poi molti popoli hanno parecchi pregiudizi riguardo a ‘sti tre animaletti. Chi dice che il canto del gufo porta bene, chi dice che il pianto della civetta è segno di cattivo presagio e…”

     

    In quel dannato istante sento la voce di Fabio piena di paura come mai, che gridava “Oh oh oh oh! Che cazzo fa?!”

     

    Il tempo che alzo gli occhi dalla cioccolata, per riportarlo sulla strada e vedo questa automobile che par venirci addosso.

    Sterziamo noi, sterza lui.

    Si prova ogni modo per evitare l’impatto ma…

    Nulla.

    Impatto fu.

    E forte.

    Prevedendolo, ho istintivamente teso le braccia avanti a me, come a voler riparare il mio corpo. Sapevo che la Micra non prevedeva l’airbag a lato passeggero.

    Tendo le mani. Stringo i pugni per timore di qualche danno alle dita.

     

    Attimi di silenzio e il forte sparo dell’airbag di Fabio.

    Rumore assordante.

    Rumore di vetro.

    Rumore di lamiere accartocciate.

    Se ci penso ancora non ho realizzato d’averla avuta salva in quel forte urto.

    Ok, sarò tutta un livido, avrò contusioni al petto, schiena, spalle e braccia.

    Ma sono viva.

     

    Ho riaperto gli occhi, l’istante dopo l’impatto.

    La prima cosa che ho pensato: “ sono viva.”

    La prima cosa che ho fatto: mi son girata verso Fabio per assicurarmi che stesse bene e l’ho visto bloccato tra l’airbag che piano si sgonfiava e il sediolino.

    La prima cosa che ho detto: “…ne.”

    Quel “..ne” era un “bene”, risposto con la bocca priva di saliva.

    Era un  “bene” tradotto”sono viva”.

    Era un “bene” ma è uscito solo un “..ne” perché lo spavento ed il reale colpo al petto non m’han permesso di pronunciare la prima sillaba, nonostante la mia bocca c’abbia provato.

     

    Sta uscendo il fumo dal motore, esci! Esci! Amore esci subito!”

    Era Fabio che temeva non so cosa, una esplosione suppongo. C’era un odore di bruciato che non si sopportava e il fumo che usciva dal cofano accartocciato.

     

    E qui una nota d’attenzione per la mia reazione.

    Qui la sequenza delle mie azioni:

     

    1)      Spengo la radio.

    2)      Apro la portiera.

    3)      Do un calcio alla portiera e la sblocco.

     

    Non avete letto male.

     

    Per mia abitudine, solitamente,  dato che amo i Queen che voi manco immaginate quanto, spengo la radio quando non s’ascolta. Come se non volessi che Freddie cantasse inutilmente. Come se non volessi perdere neppure una sua parola od una loro nota.

     

    Ho spento la radio e ho aperto la portiera. La quale era bloccata benché l’urto è avvenuto dalla mia parte, prevalentemente.

    Con un calcio femminile come solo io so essere, ho spalancato di botto la portiera.

    Son uscita e Fabio era già accanto a me, ad abbracciarmi per rassicurarmi.

     

    E lì mi son accorta che nulla era fratturato e che, dolore allucinante a parte, non sanguinavo né altro.

    E lì mi son accorta quanto amore provi per me Fabio.

    E lì mi son accorta di quanto breve possa essere la vita.

     

    December 28

    Odore di freddo

     

    Ragazzuoli miei, innanzitutto tanti auguri per un soddisfacente e appagante 2008.

    Stavolta voglio parlarvi della mia “interpretazione” dell’odore di freddo.

    Ovviamente, il freddo non ha odore. Il freddo è uno stato climatico, indi, come tutto ciò di “surreale”, non ha odore.

    Ma per me sì.

    Ve lo descrivo.

     

    L’odore di freddo è odore di caldarroste. Quell’odore di qualcosa che si cuoce su ferro rovente. Odore di quel “cuppolino” che ti vendono (vorrei dire anche <<a caro prezzo>> , ma questo rovinerebbe la poesia di quello che sto dicendo U_U ) all’angolo della strada.

    Odore del fuoco scoppiettante del camino, dove le castagne prendon cottura.

     

    L’odore di freddo è odore di camini accesi. Quell’odore di bruciato che si sente specialmente quando l’aria è particolarmente pungente.

     

    L’odore di freddo è odore di brodo. Quello buono, però. Quello che chiedevo a mia madre quando ero piccola, tornando da scuola durante le giornate temporalesche.

     

    L’odore di freddo è odore d’una particolare pittura, o meglio dire colori acrilici. Quell’odore che mi portavo dentro tutta la giornata, dopo 4 ore di Educazione Plastica a scuola. Quando tornavo a casa, infreddolita ed affamata, pensando al soggetto che avrei potuto proporre per il prossimo disegno.

     

    L’odore di freddo è odore di polvere. Quella polvere che trovavo dopo un anno sulle scatole contenenti le mie amate palline di Natale o il presepe. Quell’odore che pareva non infastidire mai.

     

    L’odore di freddo è odore di panni puliti, profumati, appena ritirati dal balcone. E poi quell’odore accentuato per merito del calore del ferro da stiro. Da bambina, dopo i compiti grammaticali che amavo, mi accomodavo sul pavimento, con un cuscino sotto il popò, tanto per isolarmi dal freddo della mattonella. Restavo davanti la tv che trasmetteva con una quasi giovane Iva Zanicchi “Ok il prezzo è giusto”, giocando con le svariate Barbie o con le macchinette da schiantare contro il battiscopa. Spesso mettevo su la musicassetta di Kiss Me Licia, sempre mentre mia madre guardava la tv, stirando. Ma lei sopportava e mi sorrideva. Quanto la amo.

     

    L’odore di freddo è odore di tutto ciò che abbiam vissuto quando siam stati vittime dei brividi di freddo, appunto.

    Il freddo è come un profumo o un suono.

    A questo si associa quello…

     

    E, personalmente, amo il freddo.

    November 08

    Tutta colpa di un caldobagno!

     
    Il problema è sempre quello...
    Penso una cosa, la scrivo mentalmente e poi..da allora a che la potrò davvero scrivere, passano almeno 8 ore...Ovvio che l'effetto e l'enfasi con la quale scrivo, non è la stessa.
    Ma ci provo, ovvio anche questo.
     
    Ero in bagno, stamattina, seduta sul bordo vasca in attesa che lo pseudo caldobagno mi facesse riprendere colore e funzioni vitali, interrotte dal freddo impattopassaggioteporecopertegelostanza.
    Insonnolita ed infreddolita, guardavo nel vuoto.
    Il freddo mi ha fatto riaffiorare alcuni ricordi.
    Il freddo.
    Mi è apparso, davanti gli occhi mentali, un ricordo. Forse il più dolce.
    L'istante dopo, svanito questo, m'è apparso un altro momento di vita infantile. Forse il più doloroso.
    Piccoli attimi, piccole scene, nulla di lungo e complicato.
     
    Il secondo era ambientato a casa di un mio compagno di classe delle elementari, uno dei pochi al quale ero molto legata. Nico. Festa a casa con tutti i compagni di classe. Atmosfera solita: palloncini, patatine (mai mangiate perchè gli altri bambini si ficcavano le mani in bocca <.< ), torte, radio che trasmetteva le sigle dei cartoni animati (quelli veri e tristi, non quelle puttanate come Dragon Ball e simili..Ma questa è un'altra storia..), regalini, etc.
    Tutti i bimbi seduti a terra, in circolo, con il fido piatto di robaccia e bicchiere di coca cola.
    Feci l'impossibile per capitare accanto al più carino della classe, quello biondino. Il torinese.
    Ci capitai.
    Un insetto
    Un indefinito insetto aveva palesemente puntato le mie gambe incrociate. Non mi mossi ma lo tenni sott'occhio. Finchè l'insetto valicò i limiti da me preposti. Uno scatto delle gambe, per allontanarlo.
    L'insetto saltò poco più distante. Praticamente sulla maglia del bambino carino accanto a me.
    E come l'insetto, anche la mia coca cola.
     
    Non vi dico l'imbarazzo.
     
    "Scusami, non volevo, non l'ho fatto apposta" furono le mie parole farfugliate verso il bambino, mortificata ed imbarazzata allinverosimile.
    La sua risposta?
    "Non chiedere scusa a me, dovresti chiedere scusa al mondo intero per essere nata!"
    Vi giuro che in 8 anni di vita, mai mi venne detta cosa tanto dolorosa.
    La mia reazione fu l'immobilità. Non so che fine abbia fatto l'insetto, ma so che in quel momento sono uscita dal cerchio, ormai infranto per colpa mia, e mi son andata ad accucciare in un angolo, nel vero senso del termine, tra il battiscopa e la tenda.
    Piangevo ma, ovviamente, di nascosto di tutti.
    Un solo singhiozzo m'avrebbe reso ancora più zimbello di quanto avessi già fatto da sola.
    Un autogol.
    Cornuta e mazziata.
     
    Il primo ricordo è senza dubbio dolcissimo.
    Un Natale. Splendido. Uno dei tanti.
    Casa precedente, salone enorme.
    Tutto pronto per il 25, per il quale mancavano pochissimi giorni. Un paio,forse.
    Albero sintetico abbellito, come da tradizione della mia famigliola, con tante palle o decorazioni diverse.
    Una per ogni anno da quando mamma e papà si son sposati.
    Quella rossa.
    Quella a forma di babbo Natale.
    Quella gialla con il pungitopo vicino.
    Quella...vabbè, mica vi racconto ogni palla mò...Che palle! >.<
    A me è sempre piaciuto scrivere, così ogni anno facevo qualche dolce bigliettino natalizio. La mano artistica ce l'ho, quindi veniva sempre qualche bel gioiellino.
    Quell'anno, quel Natale, quel pomeriggio, scese da me la bambina pestifera del piano di sopra.
    Con tutto l'intento di rompermi le bambole. E le palle. E non quelle di Natale.
    Quel pomeriggio si accovacciò vicino l'abete, che in quel periodo era il fulcro della casa e il mio "rifugio" caloroso e familiare.
     
    Adoro guardare le luci intermittenti, meglio se colorate. Ne restavo incantata.
     
    Mi disse qualcosa come "fammi giocare con qualcosa, fammi vedere qualcosa di nuovo.."
    E di tutta risposta, io allungai il braccio verso l'abete, precisamente verso un ramo sul quale avevo appeso il mio bigletto d'auguri artigiano, il mio breve scritto.
     
    Guardò il disegno sulla prima facciata. Sorrise ma nulla disse. Piccolo sbuffo, quasi.
    Aprì e ne lesse il contenuto.
    Rigo dopo rigo, la sua espressione mutava.
    Finchè buttò per terra il biglietto e mi abbracciò.
    "Mi fa piangere quello che hai scritto!"
    Corse a casa a chiamare la sorella, affinchè scendesse a vedere cosa avessi scritto.
    Il giorno dopo mi invitò a comprarmi un pelouche come il suo (e tra bambine è cosa rara!).
    Diventammo amiche.
     
     
     
     
     
    Una porta si apre. Una folata di freddo m'accarezza le gambe nude. Mia madre che entra in bagno e mi ricorda che se non mi muovo, farò tardi a lavoro.
    Torno in me, dopo questo breve viaggio mentale.
     
     
    Tutto per un banale caldobagno.
     
    October 30

    Gotixy 666 (Galaxy 999 reprise)

    Il treno aveva ripreso il suo cammino da qualche minuto, lasciandosi alle spalle la stazione di Cancello.

    Di fianco a me, il classico signore impettito, pronto ad affrontare un altro giorno di lavoro..Eccolo, lo osservo con la coda dell’occhio..Vestito da un completo di giacca e pantalone a fitti quadrettini verdi su sfondo marroncino. Ai piedi la classica scarpa da signore…Sulla punta del suo naso a patata, è da poco scivolato un paio d’occhiali da vista, modello mezzaluna. Ma c’è una cosa, un elemento di costui che mi colpisce. Ma mi colpisce proprio in senso fisico, come un pugno in pieno stomaco. È nientepopodimenoche…il suo dopobarba. Oddio che odore marcato!

    O ne ha fatto immenso abuso o, semplicemente, è proprio l’aroma ad essere intenso.

    Smetto di guardare il mio vicino di sediolino, quasi forzata, come se distoglierne lo sguardo potesse diminuire quel puzzo di fiore marcio. Ma vista ed olfatto sono due sensi diversi,ahimè.

    Chino il capo, riponendo il walkman nello zaino..

    Avrei ancora tanta voglia di musica, sono una perenne affamata di essa ma…Con quel che costano le batterie, è meglio se faccio la parsimoniosa e utilizzo il lettore cd solo in caso di fredda solitudine..O quando non vale nemmeno la pena di aprire il mio Stephen King, per quanto è breve la tratta da percorrere.

    Ma ora come ora, perché consumare batterie, rischiando pure di rimanerne sprovvista nel momento del bisogno, quando ho una buona mezz’ora per finire questo librone? È interessante, amo il genere horror…Inoltre son rimaste solo 8 pagine, le riesco a divorare tranquillamente, prima che il treno faccia la sua ultima fermata nella stazione di Napoli.

    Eppure..riponendo il walkman, non è il libro che agguanto. E null’altro, in quanto non ho ulteriori svaghi, nello zaino..Eh, mica porto dietro un luna park…

    E allora? Se non hai di meglio da fare, perché non finisci ‘sto benedetto Desperation?

    Come perché? Perché è salita una signora dall’aria molto seriosa e da una robusta corporatura, che prende posto al sediolino dinanzi a me, firmando così, inconsciamente, la sua condanna..ghghgh…

    Accomodatasi e sistemata la sua borsa, poggia il faccione sul palmo della mano sinistra e si concentra sull’ambiente che le appare fuori il finestrino…Oppure nulla a che fare con la concentrazione, semplicemente guarda le rapide immagini che le scorrono sotto gli occhi. Quegli occhi che io non ho opportunità di criticare (non necessariamente in modo negativo, eh..), in quanto coperti da lenti rotonde e scure. Molto scure. Nere, direi.

    Nere come ogni altra cosa lei abbia indosso.

    Dalla magliettina evidentemente a contatto con la pelle, in quanto sottostante il maglione nero abbondante, al pantalone..Dalla borsa alle calzature..Dal bracciale al ciondolo..

    Sissignore, è vero che certe cose vanno abbinate (bracciale-ciondolo, borsa-scarpa), ma in genere c’è sempre qualche altro colore che spezza. Non ci si veste mai totalmente di nero. Manco i dark!

    A meno tu non sia un ladro (tipo Diabolik) od un becchino..

    Il viso è poco curato, in quanto la pelle appare secca e leggermente screpolata. Totale assenza di trucco, per quello che riesco a vedere. Gli angoli della bocca sono morfologicamente all’ingiù.

    Senza alcun dubbio, non sprizza allegria da tutti i pori… Tutt’altro.

    Sciolgo le briglie della mia fantasia..

    Ma si!

    Come ho fatto a non pensarci prima?

    È  una becchina!

    Dunque dunque, costei è una becchina. Si sta dirigendo a lavoro, in un cimitero di qualche paesino nell’interland napoletano…E lì, si sa, di lavoro cimiteriale che n’è e pure tanto..

    Ma ecco, si muove.. (vabbè che lavora tra i defunti, ma lei è viva!)…Cioè..intendevo dire..Si è decisa a cambiar posizione..Rovista nella sua borsa..Carte e cartuscelle…Magari appunti…Mi sembra quasi di leggerli..è solo la mia fantasia, me ne rendo conto..Ma immagino leggere i suoi pensieri mentre contempla i fogli.

    Immagino fogli bianchi, senza righe o quadretti, senza impostazioni o intestazioni..Un classico fogliettino…La scrittura la immagino manuale, rigorosamente con inchiostro nero..ghgh…

    E legge…”Uhm…Cose da fare oggi: pulire il loculo num 64, situato nell’ala 3, corpo F, secondo piano….Duplicare la chiave della cappella della fam Rossi…Sostituire luce perpetua del defunto Tal de’ Tali..”

    Uddio…strano a dirlo ma…che ridere!

    Nel mentre del mio simpatico quanto macabro pensiero, il passeggero accanto a me, ch’io ho battezzato Pino di nome e Silvestre di cognome, si muove. Tal suo movimento, provoca una nuova zaffata di dopobarba muschiato.

    Sto per fare una smorfia di disgusto, seppur velata.

    Ma tale smorfia viene sostituita da una risatina. Più un ghigno, direi.

    Il motivo è presto detto: qualche istante dopo la diffusione dell’aroma boschivo, la “becchina” attua un respiro profondissimo e sembra quasi sorridere pacatamente. Il suo volto si rilassa, si abbandona. Come quando si rientra a casa dopo un viaggio e ci si rifonde con l’habitat solito e familiare.

    Per cui, immagino i pensieri becchini della signora, all’avvertimento di tal odore..”Ahhhh…odore di cipressi…odore di casa mia….”

    Ridacchio sommessamente, simulo una tossetta con l’intento di coprire il suono stridulo del ghigno..

    Ja basta, devo farla finita…se continuo così, davvero rischio di ridere loro in faccia…A preoccuparmi maggiormente è la signora Becchina, per il semplice motivo che non riesco a carpire in che direzione guarda..

    …Riprendo a fantasticare…

    Riprendo ad immaginare che, improvvisamente, si libera della scura e pesante montatura ferrea degli occhiali, mostrando con un ghigno malvagio il bianco dei suoi occhi privi di iride e pupilla. Semplicemente, interamente e maledettamente bianchi.

    E che magari mi tende la mano, presentandosi..”Ciao, cara..io sono la signora Becch..ehm…Bettina..Un giorno mi spiegherai cosa hai da guardarmi e da ridere..”

    Ho i brividi..

    E se davvero avesse notato che la guardavo insistentemente per alimentare le mie fantasie?

    Io che ne so? Lei si ripara dietro gli occhiali scuri, io no…

    Ma daaaaaaaiiiiiii…non diciamo scemenze…

    Toh, la signora (non la chiamo manco più Becchina, potrebbe leggermi il pensiero..) s’è davvero levata gli occhiali da sole…(era ora, visto che grandina..)

    Tsè, ma che orbite bianche, prive di iride e pupilla…Ha normalissimi occhi scuri, tristi ma pur sempre scuri e, soprattutto…NORMALI!

    Ed io che stavo lì a fantasticare…Tsè…Ecco, è tornata pure a guardare il paesaggio che corre via…così non ho manco l’imbarazzo causato dai suoi occhi che mi squadrano..(parlo io, eh..)

    Meglio che lascio scorrere le mie pupille, come le sue, tra le case e gli alberi che appaiono celermente come scompaiono, fuori dal vetro della mini-finestra…

    Sono inguaribile, sapete? Anche dal vetro, cerco di intravedere il riflesso della signora…studiarne i lineamenti da una nuova ed inesplorata angolazione..

    …Assurdo…

    Senza occhiali da sole, ho potuto appurare una tremenda verità: non era il paesaggio fuori stante, che osservavano i suoi scuri occhi…No…guardava me…dal riflesso del vetro.. Mi ha preceduto nell’idea…

    Alla fine s’è dimostrato il contrario…era lei ad osservare e, perché no, a fantasticare su di me.. Su una ragazza con una felpa blu col cappuccio e un semplice paio di jeans con qualche strappo sparso.. con le scarpe da ginnastica ed uno zaino a cui sono appesi due portachiavi tipicamente inglesi.

    Avrà pensato ch’io sia una trapiantata in Italia, in quanto ho i colori della perfetta inglese, ho i portachiavi che sono un vero e proprio inno alla Gran Bretagna. La musica che s’ascoltava dalle cuffie del mio walkman era produzione Queen..Più inglesi di loro, ci son solo i Beatles..e difatti non mancavano nel mio cd…

    Basta, va’…

    Osserviamo altro… Qualcos’altro.. Qualcun’altro…

    Non ci è voluto molto a trovare il terzo ed ultimo protagonista dei miei trip mentali..

    Ma vi dimostro che i miei trip mentali non nascono di sana pianta.. Ora io descrivo e voi “trippate” con me. .vediamo se poi sono io la pazza…oh!

    Un giovane. Un bel giovane.

    Capelli lunghi fino spalle, quasi corvini. Occhi glaciali ma cerchiati da antiestetiche occhiaie. Labbra rosse e molto sottili, serrate. Carnagione pallidissima. Vestito di tutto punto, con un cappottino di pelle nera, lungo fino ai piedi. Al collo nessuna cravatta, bensì un foulard grigio e nero, a fantasia. Fantasia di pigiami d’una volta. A fantasia d’altri tempi.. Tempi quasi millenari, oserei dire…ghghgh…

    A bloccarne la pomposità, una grande spilla, alla base del collo.

    Scusate, ma a me sembra un famoso Conte..

    E quelle occhiaie marcatissime, sarebbero anche esserne la conferma…No? Eheheh..

    Magari, appena sceso dal treno, si muterà  in pipistrello o in nebbia..Voi che ne sapete? U.u

    Stazione di Napoli centrale.

    Arrivo fisico e arrivo del trip mentale.

    Scrollo il capo sorridendo appena, come per autocompatirmi.

    Che fervida fantasia, la mia.

    Immagino di scendere dal treno e trovarvici scritto lungo tutto il vagone “Gotixy 666”, una nera distorsione del treno volante caro ai bambini anni ’80, chiamato “Galaxy 999”.

    Sarà stato il clima piovoso, pumbleo oserei dire.

    Sarà stato il silenzio tombale (e mò ce vò…) che regna nel vagone, scuramente dettato dal sonno dell’ora corrente.

    Sarà stato l’aneddoto di sguardi tra me e la Becchina (tanto ora sto scrivendo, lei non può avvertire i miei pensieri…).

    Ma una cosa è certa: ho vissuto il viaggio più surreale, onirico e nel contempo gotico della mia vita.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Questo scritto è stato composto meno di due anni fa, ma l'ho voluto postare ugualmente perchè ogni volta che lo leggo, mi piace tanto. E volevo condividere con voi il mio alto grado di follia.

     

    October 29

    Un' inglesina a Napoli

     
    Era una vita che non lo facevo.
    Vagare per Napoli con la sola compagnia d'uno zaino.
     
    Dovevate vedermi!
     
    Jeans, T-shirt e felpa. Scarpe da ginnastica e un walk man. Apparivo così.
    Mani in tasca ed aria disinvolta, incantata dinanzi ogni negozio d'arte.
     
    Ho fatto quel che dovevo fare, tornando tra metro e treni.
     
    Quanto caxxo mi piace girare e viaggiare, pure per brevi tratte. Ma preferibilmente coi mezzi, tanto per trovare quell'imprevisto che dà colore alla giornata.
     
    Forse riuscirò, finalmente, a terminare quelle tele incompiute.
    Forse riuscirò a studiare quelle materie che tanto detesto.
    Forse riuscirò a vedere Il Signore degli Anelli senza addormentarmi.
    Forse finirò di leggere tutti quei libri cominciati e mai finiti.
    Forse modificherò 'sto blog.
     
    Ma mai, credo, troverò il coraggio di cambiarne lo sfondo.
    Per mettere cosa, poi?
    Londra? Per quanto la amo, non ha fatto nulla per me.
    Vampiri e simili? Per quanto mi piacciono, non mi rappresentano appieno.
    Beatles? Tanto vale tenere i Queen.
    Fari? Qualcosa di irraggiungibile, che fa male solo a vederne l'immagine.
    Fotografie? Passano e, come i fiori, appassiscono.
    Arte/Magritte? Come Londra.
     
    E allora?
     
     
     
     
     
    Allora lascio i Queen!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    PS: avevate qualche dubbio? ^_^
     
    October 24

    ...E il mio XXVI anno di vita comincia.

    ...
    Sinceramente sperando che sia meglio del precedente.
    Suvvia, non ho molto da lamentarmi ma una cosa da riconoscere ce l'ho:
    ho logorato la mia testa in maniera davvero disumana.
     
    Sforzi mentali a cui non ero abituata, responsabilità sul lavoro ma, soprattutto, i soliti giramenti di cervella, tra congetture, problemi inesistenti, affetti platonici, paura di ferire...
     
    Questa sono io.
     
    E non cambierò mai, pur sapendo che ciò, alla fine, nuoce solo a me.
     
     
    Il mio XXVI anno di vita comincia bene. Benissimo: crogiolandomi nel letto, seppur fosse un'ora abbastanza mattutina, guardavo dal mio giaciglio quella fettuccia di mondo esterno che lo spazio tra la tenda e la finestra mi dava da godere.
     
    Cielo plumbeo. Nuvoloni gonfi di pioggia.
     
    Si prospettava una magnifica giornata glaciale.
     
    E così è stata.
     
    Pranzo con i cari, pomeriggio con Fab e Ale (venuto per me da Roma) e sera tra le coperte a sorseggiare una camomilla con miele *Q*
    Freddo gelido e finalmente ho potuto indossare nuovamente il mio bel cappottino lungo stile inglesina.
     
    Auguri pochi buoni.
    Chi mi ha fatto gli auguri lo sa e vorrei dire una cosa priva di ripicca. Lo dico perchè potrebbe sembrare il contrario.
    Mi son resa conto che così come son andati, gli auguri, van benissimo.
    Vale a dire, non ho sentito mancanza di altri auguri.
     
    Grazie a tutti.
    Grazie a Fabio (in primis), Anna (è stata la prima a farmeli!), Paolo ("consorte" di Anna), Ale (mio migliore amico, quest'anno ti sei fatto fregare sul tempo da Anna!), Ale/Seiten (dolce! Venuto da Roma per il mio compleanno!), Samu (mio grill man), Andrea (somatizza i miei scleri,please), Berny (perdonami se non ho mai tempo per te..), Rossy (colleguzza fashion)...
    ...i parenti è inutile che li elenco. <.<
     
    Qualcuno voleva darmeli telefonicamente, gli auguri, ma per qualche motivo, non ho risposto. Spero capirai, Tunì.
     
     
     
     
     
     
     
    Voi, percorrete con me anche questo neo XXVI anno della mia vita.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    PS: Il mio compleanno è stato il 21,eh...!
     
    September 03

    Pesaro 2007

     

    Solo 12 ore fa.

    Non sono neppure le 23 ed appena 12 ore fa ero a Pesaro.

    Ero in partenza dopo 10 giorni di totale relax e civiltà.

     

    Il primo sentore che sarebbe stata una vacanza splendida, è stato il fatto che il giorno prima di partire ero riuscita dopo svariati tentativi, a farmi una benedetta compilation anni ’80.

    Quel pomeriggio del 21 c’ero riuscita, tra una valigia ed un’altra.

     

    Il 22 mattina ha cominciato a piovere. Nessuna nuova, il meteo l’aveva preannunciato.

    E, chi mi conosce un minimo, sa che vivere la pioggia è per me una cosa libidinosa.

     

    Arrivati, l’hotel è divino ma, soprattutto, accoglientissimo.

    Si disfano i bagagli e ci si comincia ad adattare al nuovo habitat. Quello che sarà nostro per 10 giorni.

    10 eccezionali giorni.

     

    Ovviamente non sarò qui a raccontarveli uno per uno.

    Una noia per voi e du’ palle per me, soprattutto.

     

    La giornata tipo cominciava con la sveglia alle 8.

    O la mia a Fabio o quella di Fabio a me.

    “ Tesò, tra quanto sei pronto/a? Ok, tra ¼ d’ora nella hall per andare a colazione!”

    Mio Dio, quante volte ho detto ed ascoltato questa frase.. e quanto non mi ha mai stancato.

    Minima organizzazione del tipo: spiaggia o centro?

    Eh si, eravamo a due passi da entrambe le cose.

    Dopo pranzo, corri corri in stanza a sonnecchiare.

    Una stanza per due, ovvio.

    Solito rito: MTV, Beverly Hills e poi nanna abbracciati.

    Sveglia biologica sempre verso le 16,30, quando uno dei due si svegliava e diceva all’altro: “Che fàmo? Spiaggia o centro?”

    Avevamo seriamente l’imbarazzo della scelta.

    Da un lato, la spiaggia mai caotica e sempre rilassante, con l’opportunità d’un bagno in acque (al contrario delle mille voci) splendide.

    Dall’altro, l’opportunità di fare shopping sfrenato tra i mille negozi e le mille piazze animate da spettacoli ad ogni ora del giorno e della notte.

    Vi giuro, il paese delle meraviglie.

    Cena e cambio di vestiario.

    Anche in quest’occasione, la fatidica domanda: “’ndò annàmo?”

    Eh si, perché Pesaro ti metteva a disposizione la bellezza di 4-5 scelte a sera, tra festival cinematografici, feste sul lungomare, concerti e sfilate di moda, di cani, di tutto…

     

    Ma noi non ci siam fatti mancare nulla:

    -         PesarHorrorFest (davvero scioccante NEKRomantic ed il cortometraggio Mein Papi)

    -         Sfilata di cani.

    -         Notte Arcobaleno (la Notte Bianca all’insegna della Pace) che ha ben rimpiazzato l’MTV Independence Tour, poco più avanti sul lungomare.

    -         Spettacolo pirotecnico come mai visto prima  O.o

    -         Show di acrobati e similia e di Indiani d’America.

    -         Festa dell’Unita 2007 dove ogni piazza, praticamente ogni 10 m, metteva bancarelle di tutto, dall’antiquariato alla ceramica, passando per mostre d’arte o pesche benefiche, lotterie e mimi. C’era pure uno spiazzo dove erano state sistemate numerose panche, dove chiunque, per un Euro, affittava un gioco di società e passava lì il tempo. E poi bingo, tornei, stand di bomboloni con nutella o krafen…

    -         Lungomare adibito a vendita artigianale di miele, caffè, confetture, caramelle di ogni tipo, manufatti di conchiglie ( e lì c’ho perso la vita! *_*  uscendomene con una bella collana con una conchiglia bianca appesa..)

     

    Colgo l’occasione per ringraziare Fabio e scusarmi con lui, visto che dal vivo non l’ho ancora fatto e credo che mai lo farò a causa del mio fottuto orgoglio.

     

    Grazie per quando:

     

    • Hai seguito il mio camminare non troppo rapido.
    • Vedendomi ammusonita per qualcosa, mi dicevi quella stronzatina che mi faceva esplodere il sorriso, di nuovo.
    • Mi hai prestato la PSP a vita natural durante privandotene tu, legittimo proprietario.
    • Mi hai carezzato i capelli fino a farmi addormentare quando avevo dolori lancinanti alla pancia.
    • Ti sei incancrenato il braccio pur di registrare un video per ogni canzone dei Beatles che quella band aveva suonato e cantato.
    • Mi hai mantenuto, soprattutto fisicamente, quando stavo per svenire nel centro commerciale.
    • Hai sempre captato i miei bisogni in anticipo, tipo quando mi offrivi focacce e LemonSoda quando mi sentivo giù ma io non te lo dicevo.
    • Hai rinunciato ad acquistare quella clessidra che tanto ti piaceva, solo per assicurarmi degne uscite e sfizi ai bar fino alla fine della vacanza.
    • Sei andato sotto l’acquazzone a prendere con l’ombrello i miei genitori, bloccati sotto un tendone dalla pioggia, bagnandoti in modo esagerato.
    • Hai sopportato i miei sbotti di nervosismo. E ne son stati tanti.

     

     

    Scusami per quando:

     

    • I primi giorni ero nervosissima e pare che ogni cosa che facessi mi andava male.
    • I primi giorni non sono stata cavolo di fare una benedetta doccia con te in tranquillità, senza sbraitare che non mi andava bene la temperatura dell’acqua, che mi mandavi l’acqua negli occhi, che non mi lasciavi fare la doccia in pace, che non avevi sistemato l’asciugamano, che non avevi chiuso la finestra, che non t’eri ricordato di portare con te lo shampoo, che occupavi troppo spazio nella doccia…
    • Ogni sera ho preteso si vedessero i programmi che piacevano a me.
    • Ogni volta che salivo in camera a cambiarmi, ci mettevo un’eternità ( a quello avrai fatto il callo  =.=’ )
    • Ogni volta che sentivo “La” di Old Man River cominciavo a cantare e ballare come una matta, nonostante sapessi che quella canzone ti fa schifo (ma ha un ritmo troppo trascinante, che ci posso fare?   T___T  ..e quel video così psicolabile e inquietante *_*  )

     

     

    Ma scusati anche tu per quando:  (ghghgh)

     

    • Mi schizzavi in acqua quando ancora a riva e mi dovevo ambientare all’impatto…  è.é
    • Hai sempre fatto decidere a me se kebab o pizza!
    • Non sei andato via quando il mimo ti aveva chiesto di farlo, per lasciarmi sola con lui  U_U
    • E…e….Nulla, non mi escono ulteriori sciocchezze.  =.=’

     

     

     

     

    Questa vacanza, riassumo, è stata splendida. Meglio di quanto m’aspettavo e speravo.

    Anche solo per aver trovato le mie benedettissime Converse Red Tartan

     

     

     

     

     

    July 30

    Ne ho troppa voglia...

     

    Sì, ho infinitamente voglia di scrivere sul blog.

     

    Cosa? Beh, tante cose ci sarebbero da raccontare, ma sono dell’opinione che se non scrivo subito, a caldo, quello che sento…Beh, è inutile.

    Non riuscirei mai a raccontare con capacità di travolgervi, quanto mi è accaduto.

     

     

     

    Raccontarvi cosa, poi?

     

     

     

    Della Cresima di mia cugina, ove c’era il padre acquisito che l’ha cresciuta ed il padre naturale, venuto lì con l’intento di fare pianobar? E che quando qualcuno diceva: “Alè, papà te stà a chiamà!”, lei si voltava prima dall’uno e poi dall’altro?

     

    o…

     

    raccontarvi che oggi ho fatto una cagata a lavoro? Ma non la cagata nel senso di “sciocchezza”, ma cagata proprio in senso fisiologico…

    Voi direte…”’mbè?”

    Mbè nulla, se non fosse che l’unica volta che l’ho fatta, è venuta a mancare l’acqua per 3 ore…E ovviamente, ce ne siamo accorti quando il mio intestino s’era abbondantemente liberato...

    Ho cercato di celare il tutto, facendo l’andi-rivieni con il secchio blu rubato alla signora delle pulizie. Riempito il secchio, lo trascinavo per il peso e ne svuotavo il contenuto della tazza..

     Quatta come una ladra, mi son trovata Antonio che mi fissava nel corridoio, come se stesse guardando una gag di cabaret. Poi non s’è mantenuto: “ Né, bellè, ma che stai crenann’ cù ‘stu sicchj’ e acqua annanz’ e addret’? “

    Io, violacea in volto: “Eh, ho ammazzato un ragnetto nel bagno e l’ho buttato nel gabinetto, ma siamo senza acqua e..”

    Lui manco mi ha fatto finire che ha ribattuto: “ Azz…e pe’ ‘nu ragn fai tutt’ chist? E se era ‘nu dinosaur’? “

    Io: “ Eh-eh-eh..menomale che non siamo più in quell’era…”, sgattaiolando nel bagno e socchiudendo la porta, così da non farmi seguire.

     

     

     

     

     

    Ovviamente, un tanfetto di cane morto è rimasto ma…Dettagli   U_U

     

      

    July 08

    I miei due giorni brillanti (ironia allo stato puro)

    Premetto che dato (nel senso di datare) codesto scritto perché il giorno di stesura non è lo stesso in cui sarà postato. Domani porterò il pc ad aggiustare.

     

    Sera del 13 giugno 2007

    Ovvero, serata del mio onomastico.

    Avrei voluto trascorrerla in un pub a gustare thè e panino con pollo e bacon.

    No, stavolta non fantastico d’Inghilterra, ma d’un localino proprio a due passi da casa mia.

    Se non altro, uscire per un gelato.

    Non credo chieda la luna.

    Invece son nella mia stanza a riflettere.

    Non vestita con i miei jeans preferiti e la mia magliettina dell’Hard Rock, ma con una misera vestaglietta da casa, anche con qualche buchetto sparso.

    Non con le mie lentine e lo sguardo ammaliante, ma con gli occhialoni e un’espressione persa e malinconica.

    Non a mangiare, ridacchiando, un panino orgasmico per il palato, ma una minestrina.

    Non a passeggiare spensieratamente, ma davanti un freddo pc.

    E, pc per pc, manco a ciarlare di sciocchezze con i miei amici lontani (non amo definirli “virtuali”, perché sarebbe come dire “immaginari”. Invece no. Ci sono, esistono. Ma son lontani.)

    No, ma ad ascoltare vecchie sigle di cartoni animati anni ’80. Quelli belli.

     

    Come mai?

    Beh, qualche giorno fa ho postato “La mia brillante settimana”.

    Ora supero me stessa.

     

    “I miei brillanti 2 giorni”.

     

    Immaginatemi.

    Ieri appuro che il mio pc s’è beccato un cornutone virus che mi impedisce la connessione.

    Semi disperata, opto per il portatile di papy.

    Piccolo dettaglio: ha la tastiera in pippe, che praticamente mi obbliga a scrivere con quella su schermo, come se fossi un’invalida alle mani.

    E sia, se questo è l’unico modo.

    Mi son spinta così oltre che ieri pomeriggio, con questo handicap, ho perfino giocato ad Extremelot..

    Ieri sera spengo il pc, abbastanza soddisfatta. Dopotutto, ero riuscita a collegarmi e a parlocchiare su msn, seppur non abbia avuto Skype, e giocare discretamente.

    Ho scritto che ho giocato ieri pomeriggio. Si? E come mai ero a casa?

    Febbre e ciclo bretone! Che binomio perfetto, per farti sentire le ossa rotte!

    Oggi, verso le 14 (ancora a casa per febbre), ho riacceso il portatile ed ho ricollegato ad esso il modem. Quest’ultimo lampeggiava in un modo anomalo.

    L’ho fissato per alcuni secondi.

    Ho sorriso.

    Mi son detta: “ E basta, ora però ti stai un po’ fissando, coi guasti! È tutto normale, su. Collegati e vedi!

     

    Errore 749504840385984383 del modem o altra periferica e…blablabla..

    O.o

    Quella la mia espressione. Occhi sgranati.

    Stai calma…

    Mai a sapere che quella frase me la sarei ripetuta altre volte, nell’arco del pomeriggio… =.=’

    Dopo svariate prove, nulla. Ha vinto lui.

    E vabbè, io sono ex scout, e come tale, dovrei sorridere e cantare anche nelle difficoltà…”

    E prendendo alla lettera questo comandamento scout, ho cominciato ad intonare “Vaffanculo” di Masini.  

    Tanto mica il punto scout dava limiti di canto, oh…!

    Quindi ho pensato che oggi pomeriggio sarebbe stato quello ideale per dedicarmi ai Sims2, che avevo abbandonato mesi fa, lasciando una simil-Antonella incinta, a vomitare nel bagno, a pagare mattine e notti (il pomeriggio andavo ad un simil-lavoro  U_U ) all’insegna di un simil-eros con un simil-Fabio.

    Cerca il dvd dei Sims2 per tutta casa, persino nei cassetti dell’intimo O.o

    E caxxo,da qualche parte doveva pure essere. D’accordo che simula realtà, ma mica prende vita propria ed esce dalla stanza…

    Ho persino pensato che mi fossi rincoglionita talmente tanto che l’avevo messo in mezzo ai cd musicali, in uno dei 5 portacd in auto.

    E allora scendi in garage, in fuga per non farti vedere da forme umane in quelle condizioni, stizzita, in vestaglia e coi capelli a psicolabile. Vabbè che non m’avrebbero manco riconosciuto…U.u

    Appena apro il garage, un tanfo di vino mi uccide le narici.

    Era scoppiata una bottiglia di vino.

    Ero felice di ciò, sapete? Da una vita sto dicendo a papy che non voglio vino in garage, perché mi priva di tenere i finestrini dell’auto aperti. Non vorrei certo quel tanfo nell’auto!

    Ridacchiando perfida e subdola come Lucy Van Pelt, ho dato per un istante le spalle al porta bottiglie, posando, inevitabilmente, gli occhi sulla mia amata auto.

    AAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!!!

    ERESIAAAAAAAAAAAAAA!!!!

    La mia auto piena di vinooooooooo!!!! Tutto gocciolante sulla portiera del MIO lato, quello guidatore!

    Per entrare nella macchina, son passata da dietro e, bestemmiando in aramaico, ho simulato un “Giochi senza Frontiere” tra i sedili, perdendomi infradito e simili.

    Salgo a casa dal garage e sbrocco con mia madre (porella, che colpa ne aveva?).

    Quell’ Homerdoso di papàààààààà!!!!” (solitamente lo chiamo Homer, è come lui in tutto e per tutto).

    Dopo 2 ore di smadonnamenti e di mia madre che mi gridava incuriosita, nel suo ciociaro: “ma che te sbatti da 3 ore, Antonè? Stai a fa ‘n macello, mica no!”, trovo sto benedetto dvd.

    Non credo sia necessario dirvi che ha dato problemi e che non son mai riuscita a far partire ‘sto benedetto Sims2

    Ovvio, no?

    Avevate dubbi? Suvvia…

     

    Alle 18 circa, sfinita, mi son buttata sul sicuro, riguardando un dvd già visto, ma che sempre mi piace: “La Smorfia di Troisi, De Caro e Arena. Dite quello che volete, ma a me fanno pisciare sotto dal ridere sempre, anche alla 5639473 volta.

    Così tanto da farmi dimenticare che domani riprenderò il lavoro e che quando tornerò, non ci sarà il mio fidato pc ad attendermi.

     

    Così tanto da dire che alla fine si, mi va bene così, la vita.

     

    June 12

    La mia brillante settimana...

     

     

    Partiamo dal fatto che il titolo è ironico.

     

    Vi racconto la “serie di fortunati eventi” capitatami tra le braccia la scorsa settimana.

    Partendo dal lunedì, davvero.

     

    Nel week end Fabio mi aveva regalato una candela formata da altre 4 piccole candele azzurre, tutte decorate, in rilievo, da stelline marine, cavallucci marini, conchiglie e quant’altro riguardasse il mare. “Nella mia stanza…”, pensai al momento del dono, “…starà d’incanto!”

    Sabato sera, però, parcheggiata la mia NUOVA Smart for Four che brillava di luce propria ( e cavolo, aveva appena 6 giorni di vita! ), dimenticai la candela sul cruscotto, lato passeggero.

    “Uh, la porto su, a casa, domani..” pensai tra me e me.

    Quel pensiero riaffiorò esattamente la sera dopo, la domenica.

    Così, lunedì mattina andai a lavoro con la mia bella candela sul cruscotto che, indubbiamente, dava quel tocco di in usualità all’auto.

    E si, ragà, quante persone avete visto far scorazzare una candela ( tra l’altro in tinta con la carrozzeria dell’auto U_U ) sul cruscotto della automobilina?

    Dite la verità, nessuno!

    NESSUNO!

     Ed ora so anche il perché… =.=’

     

    Quel gran figlio di buona donna del destino ha voluto che QUEL lunedì facesse un caldo come non si registrava da 47405804 anni.

     

    Già vedo che state ridendo, smettetela! >.<

     

    Esco da lavoro verso le 19. Primo semaforo. Lo sguardo va distrattamente sulla candela.. “Non l’ho ancora mai vista bene da vicino. Non ne ho avuto il tempo. Ora approfitto del semaforo rosso e me la analizzo per bene, mentre penso a dove sistemarla in camera…”

    Tendo la mano come una bellina bambina curiosina enfatizzatina.

    La prendo.

    La tiro a me.

    Non se ne viene.   O.o

    “Uh?”

    Continuo a tirare. Insisto.

    Nulla, non viene via, come se fosse incollata al cruscotto.

    Come se? Levatelo pure, il <<come se>>.

    Senza <<come se>>.

    Era incollata al cruscotto.

     

    In una frazione di secondo sono entrata in un coma reversibile fino allo scattar del verde del semaforo.

    Al primo posto libero ove parcheggiare, ho sostato e ho spento a radio (cosa che non faccio mai!), quasi a voler rendere minuti di rispettoso silenzio a qualcosa.

    Alla candela? Beh, così pensavo.

    Magari fosse stata solo la candela. Sarebbe stato il male minore.

     

    Spenta l’auto e la radio, m’affaccio sull’enorme cruscotto (non so se siete mai stati in una Smart For Four, ma vi assicuro che il cruscotto è davvero enorme) e mi metto di impegno a staccar via la candela. Nulla.

     

    Torno a casa a radio spenta, a mo’ di lutto.

    Trovo Fabio sotto casa mia, come d’appuntamento.

    Giunta a destinazione, quindi senza fretta, mi impunto nuovamente a staccar quella benedetta candela che, vista bene, aveva perso tutte quelle caratteristiche che potessero appellarla tale.

     Un due e tre, con una forza dettata dalla rabbia e dalla disperazione, stacco via quel blocco di cera incollato al cruscotto.

    La candela s’era praticamente sciolta e aveva fatto tutt’uno col cruscotto. Ma non c’era solo la candela, sul cruscotto, ma anche tutta la cera scioltasi.

    Dinanzi a me, una scena indignante: il cruscotto non c’era più. A sostituirlo, una lastra solida di cera azzurra.

    Volevo piangere.

    Ho riso.

    Ho messo sotto sopra tutta l’auto, in cerca di qualcosa d’appuntito che potesse scalfire la cera. L’unica cosa, un cd lasciato in una tasca da un operaio, usato come prova dell’impianto radio.

    Quindi, quel disco è diventato una sorta di spatola, con la quale battevo come una pazza sulla lastra di cera, che pareva fottersene altamente di me e dei miei sforzi.

     

    Due giorni dopo, appena ripresa dal trauma, Fabio mi ha regalato la locandina de “ Pirata dei Carabi 3 “, sapendo che vado pazza per Depp.

    Che splendore di locandina! Jack Sparrow che emerge dalla nebbia *___*

    L’ho arrotolata e posata sul cruscotto maledetto, distrattamente.

    Ho guardato Fabio, soddisfatta, ed ho esclamato:

    “ Guarda! Copre a perfezione il misfatto! Almeno riesco a nascondere il guaio ai miei genitori, almeno fino a sabato, quando la sistemeremo! Sono un genio, c’è nulla da fa’!”

     

    Giorno seguente, altra giornata anomala da 38405830° C…

     

    “Frega nulla, a me… Mica si scioglie il poster!”

     

    Il poster no, ma la cera presente sì. E s’è inglobata, risolidificandosi, pure il poster.

     

    Me ne sono accorta quando, in un istante in cui volevo guardare la locandina, questa ha ripetuto il giochetto della candela, pochi giorni prima.

    Non se ne veniva.

    Ari-uhm.

    Affacciatami al cruscotto, ho visto questa fusione senza precedenti.

    La base del rotolo del poster, era letteralmente ricoperta di cera.

    Sotterrata. Anzi. Sotcerata.

    Un brivido.

     

    Altri due giorni in cui ho mandato mia madre a piedi in varie parti della città, pur di non farla salire in auto, ed è giunto sabato.

     

    Sabato giunge. La mia Smart viene ripulita alla meno peggio, tra mille metodi ( eh, la cera è pure bastardona! ).

     

    Domenica vado a casa di Fabio, portando con me un box di Freddie, uscito quest’inverno. Box contenente 2 cd e 2 dvd.

    Che splendore.

    Creato tutto in bianco e nero, a contrasti.

    Genere scacchi, bianco-nero e nero-bianco.

     

    Lover of Life – Singer of Song, questo il titolo.

     

    Era ancora impacchettato. L’ho scartato con un’enfasi senza precedenti.

    Le lacrime agli occhi.

     

    Lacrime che poi son restate, anche dopo l’apertura del box.  =.=’

    Lacrime che avrebbero voluto cadere copiose, se non fosse stato per la presenza di Fabio e per il mio carattere introverso e timido.

     

    Nel box non c’erano 2 cd e 2 dvd.

     

    No, c’erano 4 cd, a coppia. Vale a dire, 2 uguali agli altri 2.

     

    Ma chi miseria ha confezionato quel benedetto box? Mh?

     

     

    Che dire, ragà?

     

     

     

    Che quest’anno, in vacanza, me ne vado in Francia.

    Sì.

    Ma a Lourdes.

     

     

    April 11

    Un pomeriggio per sentirmi viva + l'esatto opposto.

    Ecchime ecchime!
    Son tornata da poco da un giro in centro.
    E si, perchè quest'oggi, a lavoro, ho fatto mezza giornata.
    Tornata a casa, verso le 14 circa, mi sentivo adrenalinica..Non mi son svestita, non ho sostituito le lentine con gli occhiali, non ho fatto nulla che potesse tentarmi di chiudermi in casa in una giornata da vivere. Assolutamente. Non potevo rischiare di restare a casa, l'unico pomeriggio libero.
     
    Mi creo un pò di pretesti per trattenermi fuori.
     
     
     
    Mi scuso con tutti gli eventuali lettori, ma l'enfasi che mi travolgeva ieri, oggi è morto. Le poche righe riportate appena sopra, fan parte di una bozza salvata. Oggi, 11 aprile 2007, non riesco a seguire un blog in cui sprizzavo gioia. Oggi che sprizzo merda.
    Cmq, a sommi capi, vi rendo ciò che vi devo, raccontandovi un pò cosa mi è successo.
    Praticamente, ho litigato con il vicino (si fa per dire, visto che è al piano di sopra) perchè ha occupato l'ascensore per tanto tempo. Per una questione di principio, ho atteso che si sbloccasse. Invano. E lo stesso stronzo s'è impadronito del mio posto auto, ovviamente senza consenso. Dovete sapere che quando torno da lavoro, la mia Micruzza va dritta dritta in garage. Il posto auto nel parco, indi, resta libero, in attesa che torni da lavoro anche papà. Erano le 18 circa. Per il ritorno di papà ce ne voleva ancora. Il posto poteva benissimo restare occupato.
    Ma sapete come sono, no? O almeno, ci andate per idea, oramai.
    Mi son piantonata dinanzi il mio posto auto, in attesa di vedere di chi fosse il camioncino.  Una mezza idea m'era venuta, ma per sbroccare mi serviva la conferma. Che non ha tardato a venire.
    Operai dello stronzo dell'ascensore.
    "Dovete parcheggiare qui?", uno degli operai.
    "Evidentemente si", io.
    "Non potete proprio attendere?Stiamo scaricando..", lui.
    "Evidentemente no.", io.
    Ammusonito, ha cambiato posto al camioncino.
    Io ho fatto per parcheggiare, poi son riscesa dall'auto e ho detto a voce udibile "Uh, ma io non dovevo più andare da Anna..." e con faccia da schiaffi, son andata a parcheggiare nel box, liberando quindi il mio posto auto esterno.
    Che sfizio.
     
    O vogliamo parlare del bambino che, appositamente, m'è piombato dinanzi l'auto in corsa (ma proprio in corsa, eh) con una faccia di culo, fingendo che gli cadesse il pallone di mano, con una palese traiettoria sotto la mia auto?
    Due erano le cose:
    1- investivo lui ed il pallone.
    2- scendevo e lo gonfiavo di botte.
     Ho optato per una terza soluzione.
    Ho inchiodato ed abbassato il finestrino. L'ho guardato e gli ho sussurrato "Non scherzare con il demonio"
    Lui s'è messo paura e poi ha pianto, tornando sotto il palazzo da cui era balzato fuori.
    Piccole soddisfazioni della vita.
     
    Infine, l'ultima barzelletta c'è stata ad un semaforo, quando ho involontariamente incrociato lo sguardo del guidatore accanto alla mia Micra.
    Ma più che lui, ho incrociato il suo telefonino. Avevo quella conchiglia praticamente in faccia, mentre continuavo a tamburellare a ritmo di Queen le mani sul volante, simulando un impazzito Roger Taylor.
    Evidentemente il ragazzo ha captato il mio disappunto, visto che ha detto "Non lo metto mica su internet, il video, eh..."
     
    Che dire, ragà, oggi sto troppo scoglionata e non c'è verso di ripigliarmi.
     
    Poco male, la giornata è quasi volta a termine.
    E spero che una fottutissima canzone non mi faccia arrivare tardi al sondaggio di Sciambola! di Radio DeeJay..Come stanotte.
     
     
     
     
    Mi sento da firmarmi così, Solitary Shell.
    Firma, che futilità.
    Sapete tutti chi sono. Benissimo, lo sapete.
     
     
     
     
    March 09

    E come dice zio Pino Daniele...i' che stress!

    Son qui, cappuccini con spolverata di cacao.
    Sopravvissuta.
    E se son sopravvissuta ad una giornata come questa, beh, non morirò mai!
    Già stamattina le acque in ufficio erano molto ma molto agitate. Causa? L'auto del capo, ieri, non era partita...Stamattina è arrivato in ufficio come un pazzo furioso, scrutando tutti per scegliere la vittima dei suoi sfoghi.. "Co' qualcuno me l'aggia piglià!", gridava.
    Il problema non è sussistito, in quanto se l'è presa con tutti.
    Anche con me.
    Perchè? Beh, avevo il condizionatore troppo basso e non riscaldava un granchè, a suo parere.
    Ma si può mai contraddire un capo, per giunta irato? Nu.
    Indi, alziamo la temperatura e facciamola arrivare a 32°C...Mi sentivo in Zaire... =.=' A tratti mi pareva di scorgere dune e cammelli, nel corridoio..
    Alle 16, l'apocalisse.
    La bellezza di 173 operatori hanno praticamente invaso il mio ufficio, la segreteria e quant'altro.
    Gente che andava a destra e a manca, io che rincorrevo i bambini per non farli scappare nei vari uffici.."Bimbo, di là non puoi andare, c'è il mostro..". Effettivamente il mostro c'era. Magari non come se l'aspettavano loro, ma c'era pur sempre un mostro con due zampe, due braccia e in tutto somigliante ad un uomo. Si chiama Pasquale...    U.u
    Il capo, sissignore.
    E ha emesso urla gutturali da far davvero accapponare la pelle ad ogni operatore che osava contraddirlo..
    Fai mille fotocopie, mille caffè, attacca il fax posticcio, arrangia una telefonata dall'altro numero, visto che siamo stati isolato dalla Telecom in un momento d'assoluto bisogno..Il capo che bestemmiava tutto il calendario gregoriano..
    Inoltre, s'è aggiunto mal di stomaco, fame e senso di nausea.
    "Andrò un secondo in bagno, mi sciacquo un pò la faccia e si riprende ad affrontare quella mandria di operatori..", ho pensato.
    Illusa.
    Non ho avuto manco il tempo di quello.
    "Signorina, faccia le fotocopie di questi documenti".."signorina, dica al dottore che devo avere le copie dei contratti"..."signorina, segni l'appuntamento a Fiuggi il 12 marzo alle 14,00 presso il dipartimento di salute mentale"..."signorina, mandi urgentemente il fax al comune di Na per inoltrare la fattura del servizio assistenza minori"..."signorina, mi dia un bicchiere d'acqua e poi mi indichi il bagno"..."signorina, io devo ritirare gli assegni familiari e parlare con la ragioniera"...
     
    AAAAAAAAARRRRRRRRRRRRGGGGGGGGGGGGGHHHHHHHHHHHH   >.<
     
    Ad un certo punto ho mandato tutti al diavolo (mentalmente, s'intende) e son andata in bagno, anche perchè la vescica stava esplodendo.
    Apro la porta del bagno e mi trovo davanti una vecchiarda accuccurata (piegata) sulla tazza, che pisciava.
    "Non mi sono chiusa a chiave perchè ho paura di bloccarmi dentro..."
    La mia risposta? "...Ehm...salve..." ed ho richiuso la porta celermente. Se ne avessi avuto la forza, avrei riso.
     
    Ho atteso che uscisse dal bagno.
    Le ho fatto la posteggia, per non perdere manco un secondo.
    Evidentemente l'ho perso, visto che appena son tornata sulla soglia della porta del bagno, dentro c'era la signora delle pulizie che annebbiava tutto con detersivo spray all'ammoniaca.
    "No, signò, mò ve ne andate! Devo pisciare immediatamente!", io.
    "Aspettate, solo un'altra spruzzatina di Lisoform e..." , lei.
    "No no, non avete capito proprio! Sciò!" , io.
    Senza nulla replicare e con lo scopettone in mano, è uscita.
     
    Beata pipì, seppur col naso tappato per non intossicarmi per l'abuso di detersivo.
     
    Dopo due ore di calvario, gli sgraditi ospiti-operatori, han tolto le tende.
     
    La quiete dopo la tempesta.
     
    Ufficio totalmente in silenzio.
     
    Capo andato via.
     
    Ho deciso di andare in "cambusa" a prendere un arancio. Voglia d'agrumi.
     
    Fatale.
     
    Non so come, mentre sbucciavo il frutto, mi son graffiata il pollice e il succo dell'agrume m'avrà si disinfettato, ma mi ha fatto vedere le stelle. Razzetti di dolore sotto l'unghia, porca zozza!
    Son corsa in bagno, ficcando il dito incriminato sotto l'acqua gelida. Razzi ancora esistenti, fino a scemare piano piano. Mi sentivo il dito come quello di E.T., rosso, che pulsava.
    Per cosa, poi? Un arancio che sapeva pure di rancido...
     
    Ma dai, la giornata è finita, posso tornare nel mio mondo mobile (auto), senza immaginare che pure lì avrei trovato un intoppo: il mazzo di chiavi si sciarma (rompe), spargendo tutte le chiavette piccole e grandi per i tappettini e sotto i sediolini dell'auto...Per quanto non ho bestemmiato!
     
    Torno a casa, finalmente.
     
    Auto sconosciuta davanti il MIO garage, ad impedirmi l'ingresso. Furiosa citofonata a tutto il palazzo, alla ricerca del coglione che aveva parcheggiato come..come...un coglione, appunto!  U.U
     
    La mia Necromobile, finalmente, torna alla base.
     
    La mia dolce e tenerosa mammina mi ha fatto trovare un bel piatto di patate e peperoni al forno *__*
     
    Quasi è bastato a cancellar la giornataccia.
     
    A farmela dimenticar del tutto è bastato chiacchierare un pò con la persona che amo.
     
    Ed ora son tornata a sorridere. Con un minimo di forza.
     
     
     
    March 02

    Manco fossi l'ultima donna sulla terra!

    Ehi, zuccheri filati!
     
    Oggi, stranamente, mi sento bene.
    Oddio, fisicamente ho gli acciacchi della mia avanzata età (come parlerebbe Camos), ma mentalmente non ho di che lamentarmi.
    In primis, è venerdì (e scusate se è poco) e per giunta venerdì sera (goduria!) ...
     
    La settimana è in procinto di terminare. Ma non è quello che importa.
    La settimana lavorativa è già terminata. Orgasmo!
     
    Domani è sabato e m'attendono ore di meritato riposo, guardando le altre puntate di Twin Peaks.
     
    Oggi è stata una giornata si. Ma non per qualcosa in particolare. Semplicemente perchè non m'è andato male nulla.
     
    Il lavoro è andato calmo, seppur abbia riso 2 volte in faccia al capo ( è troppo comico quando s'arrabbia..Tanto mica lo fa con me! ), son tornata in un'ora relativamente decente, son passata al negozio che volevo, ho messo benzina e sembrava che ognuno che mi incontrasse restasse folgorato. Da me. Inaudito.
     
    Tanto è vero che ad un certo punto, mi son guardata allo specchietto della Micra e mi son analizzata ogni poro, un altro pò.
    Beh, qualcosa di strano dovevo avere. Boh. Che ne so, un bulbo oculare che sta per cadere dall'incavo..
     
    Ero in fila in auto, a ritorno da lavoro, ed avrò incrociato un centinaio di auto, a 5 km/h. almeno 60/100 automobilisti mi han guardato insistentemente. I ragazzi si son lasciati andare a baci e similia, mentre gli uomini d'età un pò più matura si son limitati a languidi sguardi e sorrisini.
     
    Incredibile davvero.
     
    è proprio vero, quando si dice che anche l'aria sia drogata... troppo smog... =.='
     
    Corro via che è arrivato l'infermiere per sostituire la medicazione alla zampetta...
    E chi sa se anche lui cadrà nella fitta trama del mio fascino      U.ù
     
     
     
     
    Scherzo ragà, chi mi conosce un tantinello, sa cosa io pensi di me stessa.
     
       
    February 18

    ..Di famiglia, di tranquillità e di tante altre cose.

    Domenica sera. Nulla di che.
     
    Sveglia di buon mattino per prepararmi in tempo, per arrivare a casa di Fabio in un'ora decente, che non sia quella di pranzo.
    Per le 11 circa sono da lui. Mattinata volata tra risa, cuscinate e quant'altro. Pranzo rapido al McDonald dopo una lunga, lunghissima spulciata da Blockbuster. Mio ultimo acquisto: dvd di "Infection", horror giapponese. Che poi, io ODIO gli attori giapponesi, ma per un solo semplice motivo..SONO TUTTI UGUALI.
    Nel bel mezzo del film, interrompevo il silenzio con un demente "ma ora questo chi è? Quello che dormiva? No, aspè! Questo è quello ferito..O no?" Minchia, manco i nomi son di grande aiuto!...Yokoshi, Tibushi, Koneshi...O.o
    Il film è stato non male, ma era l'atmosfera, la cosa davvero splendida: una stanza al buio semitotale, una stufetta e Fabio appolipato a me, entrambi stesi sul letto. Credo che mai mi sia rilassata come stavolta. Temperatura ambiente perfetta. Buio idem.
    A fine film, s'è scatenato un acquazzone pari al diluvio universale.
    Non c'era via d'uscita, dovevo tornare a casa e rapidamente, prima che facesse ulteriormente scuro.
    Per qualcuno potrebbe essere davvero seccante, interrompere quel caldo teporino di una stanza riscaldata dalla stufa e dall'abbraccio della dolce metà per dover far ritorno a casa, tra l'altro guidando nel diluvio universale.
    Ma per me non lo è stato e mai lo sarà. Quando occasioni mi permettono di vivere la pioggia, ben venga.
    Non ho neppure acceso la radio (e ciò è grave, eh!) per gustarmi il divino rumore della pioggia battente sulla mia NecroMobile..E andavo piano, per godere del cielo plumbeo, più per prudenza.
    Tornata a casa, ancora spossata da quel sogno ad occhi aperti come è, per me, guidare sotto un temporale, mia madre aveva in mano due bustine di thè-camomilla-miele-vaniglia (una cosa ottima prodotta dalla Twinings) e ho capito che la mia cullata mentale non sarebbe finita lì.
    Ben presto, la casa era invasa da un odore orgasmico per le mie narici.
    Dal salone, proveniva la voce di mio fratello e della moglie. Risa, voci calorose e familiari.
    Ho chiuso gli occhi e ho lasciato parlare i sensi. Respiravo a fondo. Solo pochi secondi dopo mi son accorta che sorridevo.
    Stavo bene.
    Dopo appena 10 minuti, mio padre emette la palese voglia di un dolce. Le tre donne di casa, indi, si guardano. Un balzo dal divano del salone e la cucina torna ad essere vissuta. Un quarto d'ora e una torta al cioccolato è pronta.
    La casa riecheggiava ancora di risa, di "BU!" di mio fratello Daniele che si divertiva a seguirmi al buio del corridoio e a spaventarmi come un idiota...=.=' di rumore di frullatori e similia.
    Odore di vanillina, di cioccolata, di farina.
    Mio padre era il giullare della situazione. Andava avanti ed indietro per la cucina con in mano gli utensili più inutili ed inadeguati per l'occasione..Faceva battutine e freddure a raffica. Credo che la moglie di mio fratello ridesse per pietà ed educazione..ghgh..
    Mio padre, poi, è come un bambino. Se non ridi alle sue scemenze, s'ammusonisce! (ora sapete da chi ho preso..ghgh)
     
    La serata è terminata così, tra torte, thè e risate familiari.
     
    Il termosifone e il forno non raggiungevano neppur lontanamente il calore familiare che s'era instaurato.
     
     
    Ebbene si, per rendermi felice ci vuole poco.
    La tranquillità di una casa e la gioia di una famiglia felice.
     
    è raro viveve ciò, lo so. Ma quando mi capita, è indescrivibile.
     
    Un grazie immenso a tutti coloro che hanno reso indimenticabile questa giornata.
    Grazie Fà.
    Grazie famiglia mia.
     
     
     
    Domenica sera. Nulla di che.
     
     
     
     
     
     
    February 07

    Mercoledì...Quando si dice una giornata NO.

    Arisalve, signorotti miei.
    Se il mattino ha l'oro in bocca, il mio ha la merda!
    Mi sveglio, guardo il cellulare perennemente acceso. Nessun cenno. Niente di nulla. Niente sms. Niente squillo. Desolazione.
    Mi dirigo verso la cucina, per cercare quei cereali a miele che tanto amo. Finiti.
    Già quello doveva essere un campanello d'allarme, come a dire: "Nennè, oggi non è giornata, statt' a cas'"
    Invece io no! Impavida continuo a vivere.
    Guardo mia madre, seduta di fronte a me. Occhiaie a modello zaino scout Ferrino.
    "Tutto bene, mà?" la mia domanda.
    "Non ho chiuso occhio per malesseri della prex alta" la sua risposta.
    Dopo una decina di minuti passati a mò di E.R. e similia, mi muovo per prepararmi. Mamma non vuole che io resti ad accudirla e desidera ch'io vada a lavoro. E sia.
    Vado.
    Con i miei occhiali all'ultimo grido, modello " stanghetta mantenuta da scotch", trascorro la giornata, piena e caotica all'inverosimile.
    Dolore improvviso alla gamba. Bah.
    Lite via sms con Fabio. Soliti motivi. Sento la mia pazienza raggiungere la saturazione.
     
    La poca salute di mia madre, il mio malessere alla gamba e alla mente, il lavoro ipersuperstressante, con i capi che non ti permettevano manco di alzare il culo dalla sedia...Che altro ci mancava?
    La tresca lottiana di Golconda che vuole lasciarla per assenteismo. Povera creatura, ha pure ragione. Non mi vede praticamente mai.
    Ma non limitiamoci all'On. Soffrire in Off è più bello..
    Ma si, litigare con una persona per me importante a causa di una stronza stratosferica.
    Ma perchè la gente è così invidiosa, cazzo?
    Ok, sei invidiosa?Perfetto.
    Ma non scartavetrare i coglioni a me, eh!
    Voglio dire...all'età tua...con i figli e sposata...cioè...vabbè, se sta bene a te...
    E comunque sia, ora mi ritrovo davanti al pc, in lite col fidanzato e con un caro amico.Una gamba dolente e mamma che sta poco bene. Occhi, ovviamente, rossi per abuso di lentine.
    Ma per fortuna stasera c'è chi ha pensato a farmele tenere idratate con le lacrime. Ti ringrazio sinceramente.
     
     
     
    February 06

    E siamo a martedì...

    Eccoci, ragazzi miei, siamo a martedì.
    Nuovo giorno di lavoro, nuova vita piatta.
    Oggi il lavoro mi ha tenuto impegnata più del solito, facendomi tornare a casa verso le 19.45 circa.
    Tra l'altro, mi si è svitata una stanghetta degli occhiali, per cui ho tenuto le lentine per tutta la giornata, riducendomi gli occhi come quelli di Caronte.
    Ma alla fine che m'importa?
    Ora sono qui, davanti al mio benedetto pc, a fare ciò che mi piace con chi mi piace.
    Ho una famiglia che mi adora e che mi ha cresciuto in un modo quasi ottimale.
    Ho una casa sicura ed un letto caldo che aspetta solo me.
    Ho un telefonino che mi permette di ascoltare ogni sera Radio DeeJay ed il Trio Medusa ^_____^
     
    Indi, ben venga anche la stanchezza e la monotonia,ma, come dice una strofa d'una canzone Queen, "My life has be saved"
    Ma si, gente, avete idea di quanti cazzi di modi ci sono per morire?
    Tanti, infiniti.
    E noi, quasi senza accorgercene, viviamo.
    Ed è un vero peccato, tutto ciò.
    Non lamentiamoci delle cose stupide, vi prego.
     
     
     
    PS: Si vedeva che stasera non avevo un cazzo da scrivere? E che mi sono attaccata alla prima cosa che mi è venuta in mente?   ^___^
    PS 2: Per farmi perdonare. posto il testo d'una canzone che amo. Per una persona che amo.
     
     
     
     
     
    Artista: Pino Daniele
    Album: Dimmi Cosa Succede Sulla Terra
    Titolo: Questo Immenso



    I miei occhi su di te
    stanno scivolando e quanto, quanto
    quanto manca ancora per l'alba
    Cosa penserai di me
    se sen mallo o son bastardo
    quando, quando dico che non credo
    che non credo a nulla
    in questo immenso che dura
    tutta una vita o un minuto così
    e non riesco più a parlare
    in questo immenso che c'è fra le tue mani.
    I tuoi occhi su di me
    dimmi dove stiamo andando quando
    quando dici che non credo
    che non credo a nulla
    in questa immenso che dura
    tuffa una vita o un minuto così
    e non riesco più a parlare
    in questo immenso che c'è fra le tue mani.
    In questa immenso
    in questo immenso amore.


     
     
     
     
    February 05

    E ricomincia una settimana...e manco tanto bene!

    Miei carissimi amici o visitatori,
    son da pochi minuti tornata a casa da lavoro.
    Oggi è lunedì e il che già è una pessima cosa.
    Ricomincia il lavoro, finisce un week end e tutto ciò che esso comporta.
    Della giornata di lavoro, non posso lamentarmi, salvo qualche sms durante il giorno che mi ha, a dir poco, atterrato.
    Uscita da lavoro, sembrava che ogni automobilista ce l'avesse con me.
    Eh, davvero!
     
    Vado in un centro commerciale, parcheggio.
    Esco dal centro e rientro in auto.
    Si accosta alla mia un'altra auto, con il palese intento di prendere quel posto che presto avrei lasciato.
    M'affretto, indi, a far manovra, temporeggiando qualche minuto per accendere lo stereo ed inserire il cd.
    Pochi attimi, badate bene.
    In questi pochi attimi, il conducente emette un paio di clacsonate, come per dire "..E muoviti che devo parcheggiare".
    A quel punto mi è saltata la molla Insinuazione. Ho pensato: " Ora sai che faccio? Fingo di rispondere ad una telefonata e temporeggio, facendolo rodere. Che può farmi, se qualcosa mi blocca in auto, non facendomi ripartire? Se si annoia, cambia posto, semplice.."
    Ma la vocina Antonella ha preso il sopravvento. Anzi, più che vocina Antonella, si parla della vocina MiaMadre, la quale dice sempre che sfido troppo la sorte, prendendo questioni con chiunque incontri per strada e che prima o poi mi gonfieranno di botte.
    Ok, rapidamente faccio le mosse per uscire dal parcheggio. Il cornutone, tra l'altro, per paura che qualcuno gli rubasse il posto, s'era praticamente incollato alla mia auto, non concedendomi neppure lo spazio per far retromarcia ed uscir, così, dal parcheggio.
    Snervata e sommessamente perfida, faccio una virata a retromarcia quasi minacciatoria, così rapida e schizofrenica come a voler dire "Me ne sbatto le tette se non ti togli. Ti ammacco il cofano, semplice. Tu azzardati a non retrocedere e vedi che tranquillamente ti vengo addosso." Questo mio pensiero è stato letto, evidentemente, in quanto rapidamente ha indietreggiato. Con una lentezza da schiaffi, ho fatto le mie mille ed inutili manovre. Son partita lentamente. Il coglione in questione che ha fatto? Messosi, secondo lui, a distanza di sicurezza, ha  risuonato più volte e lampeggiato con il palese intento di darmi fastidio.
    E secondo voi, io mi stavo?
    No.
    Sapevo perfettamente che lui m'avrebbe guardato andar via e restato ad assistere alla mia reazione.
    L'ho accontentato.
    Ho inchiodato di botto e cominciato a fare marcia indietro per raggiungerlo nuovamente.
    Solo allora è sceso dall'auto a braccia alzate, dicendo che era stato l'amico a bussare e non lui.
    Son scesi tutti e due e han cominciato ad accusarsi l'un l'altro.
    Io restavo in auto, a fissarli dal finestrino.
    Solo quando hanno finito il teatrino, ho detto loro una cosa: "Sentite, un altro solo affronto e giuro che aspetto che entrate nel centro per sfasciarvi l'auto. Mio padre è falegname e ha tanti begli attrezzini qui nel baule.." Ridevo beffarda. Mio padre non è falegname e nel baule avevo solo un pacchetto di fazzolettini..ghgh...
    Loro non han detto altro, si son incamminati verso le porte scorrevoli del centro. Io ho atteso che entrassero del tutto.
    Poi son andata via.
    Ma mi son presa il numero di targa, affinchè, un giorno che rincontro la stessa Mini, la frantumo davvero. Tanto mica si ricorderanno di me...U.U
    Uscita dal parcheggio, una macchina ha cominciato a guidarmi praticamente in culo. Dallo specchietto non vedevo neppure i fari dinanzi della macchina che mi seguiva. Ero così tentata di frenare di botto per farmi pagare...
    Vabbè, per quieto vivere suggerito dalla stanchezza della giornata, ho mantenuto la velocità costante finchè non si è tolta dalle palle l'auto incriminata.
    Infine, quasi sotto casa, ero a fare la fila ad un incrocio ed un demente mi ha tagliato la strada, incolonnandosi male.
    Indi, l'ho accostato quasi a speronarlo, l'ho salutato sorridendo dal finestrino (anzi salutata, era donna) e lasciandola qualche secondo interdetta, ho guadagnato campo, ritagliandole la strada. Piccole soddisfazioni della vita.
     
    Basta, ora chiudo qui che la barba è già cresciuta di molto e qualcuno mi incita a finire.
     
    A domani sera, alla prossima avventura di vita.
    Altra pagina che scriverò.
    Altra pagina della mia vita che sfoglierò con voi tutti.
     
    E ricordate:" La morale è sempre quella, state attenti ad Antonella"   <sulle note dello slogan della Girella>
     
     
     
    PS: Ma mica mi denunciano se scrivo Girella? Mica è pubblicità occulta? O.o
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     - La micia a scacchi -