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    February 23

    ...E dicono che il sociale faccia bene! =.='

    Miei cari cioccolatini della calza della Befana.
    Eccomi a scrivervi, nuovamente.
     
    Nottata agitata, la mia.
    Premesso che non ho chiuso occhio a causa di una gamba dolente...
    ...però Morpheo ha deciso di prendermi  tra le braccia, ugualmente.
    Ben venga!
    Solo che...mi ha trattenuto con lui solo una mezz'oretta. O qualcosina di più.
    Giusto quanto bastava per farmi piangere.
     
    Dicono che il sociale faccia bene. Ma do'?
     
    Ho lavorato caparbiamente e assiduamente ad una relazione da presentare in alcune gare.
    Relazione circa una casa di riposo per anziani.
    E così mi son trovata ad immedesimarmi in un'assistente prima, poi in uno dei familiari dell'anziano e, infine, nell'anziano stesso. Per cercare di  capire se potesse stare davvero bene come si dice o si vuol far credere. Anche se per me, personalmente, sarebbe utopia star bene in un luogo che vado a conoscere improvvisamente ad un'età avanzata, sradicata dalla mia vita, dalla mia società, dalle mie abitudini e dalla mia casa ove ho vissuto e dove rivivo ogni emozione e ricordo, guardandone anche solo i muri.
     
    Dicevo..L'immedesimazione mi ha portato ad una situazione mentale che..me lo son sognato stanotte.
    Sogno, come i miei, confusionale.
     
    Ricordo che ero in ufficio ed andavo ad aprire la porta ad un'assistente sociale che veniva a consegnare il fognlio delle presenze sul lavoro d'assistenza domiciliare. Una vecchietta gentile ma un pò indiscreta e curiosona. In quel momento passava Katia, una mia collega. L'assistente le parlava così: "Katia! Che hai fatto questo week end? Uscita con Mimmo o andata a pranzo fuori?" E mi ricordo che Katia, sempre di corsa come va lei, le rispondeva in un modo che mai farebbe, ma sempre penserebbe: " Signò, ma un quarto d'ora di cazzi vostri mai, eh? Volete sapere che ho fatto? Sono andata sulla strada a prostituirmi!" e detto ciò, tornava nel suo ufficio.
    Io allibita.Ma reprimevo un sorrisino. Katia è così simile a me...Eppur mi son arrabbiata per la reazione brusca verso una vecchietta che tutto voleva, tranne esser trattata così.
    La assistente vecchietta mi ha guardato con gli occhi umidi, dicendo "Ma io non le volevo dare fastidio...era per parlare...sto sempre da sola e la mia unica compagnia e l'anziano che vado ad assistere.."
    Forte tristezza m'assalì.
    Le tesi una mano.
    Lei fece per abbracciarmi, piangendo.
    In quell'attimo, io e la vecchietta fummo catapultate in un'altra ambientazione.
    Ero nel parco di una mia cara amica, sotto un palazzo, e la vecchietta era diventata un vecchietto di colore, vestito di stracci e con utensili etnici in mano. Mi donò qualcosa. Gli accarezzai la barba bianca che gli pendeva dal mento.
    Mi voltai verso altri presenti e sorrisi.
    Quando tornai a guardare il vecchietto, egli non c'era più. Ma c'era un alto e robusto sacerdone di colore, vestito di nero. Aveva gli occhiali a montatura rotonda, sottile. Una sorta di Gandhi (che io amo).
    Io gli chiesi, curiosamente: "Ma dove è finito il vecchietto?"
    E lui: "Eh, ormai è troppo vecchietto, come dici tu...è tornato a casa a dormire ma credo che ormai non si risveglierà più. Stiamo già preparando tutto per l'eventualità e..."
    Non lo feci finire di parlare che cominciai a piangere a singhiozzi.
    Lui s'avvicinò a me come se fossi un'aliena, dicendo "Ma sono lacrime quelle che vedo?"
    Io mi limitai ad annuire, mentre mia madre (che improvvisamente mi ritrovai accanto), confermava: "Si si, sta piangendo". non meno stupita del sacerdote di colore.
    Mi abbracciai a qualcuno (non ricordo chi fosse, credo il sacerdote perchè mi ricordo che tra le mie mani stringevo una stoffa bianca), scuotendo il capo e continuando a piangere sonoramente.
    Vivide mi tornarono le immagini dell'abbraccio nel mio ufficio, quando ancora era "assistente donna".
    Ma stavolta c'era proprio il vecchietto, tra le mie braccia. E piangeva. E moriva.
     
    Mi son svegliata piangendo, avevo il cuscino completamente bagnato ed i capelli peggio ancora.
    Il mio cellulare lampeggiava sul comodino.
    Un sms.
    Ritorno alla realtà.
    La mia.
     
    Gli anziani non sono carne da macello.
    Sono pozzi di esperienze e di vita, quello che realmente importa al di là di lauree e similia.
    Ne hanno passate di tutti i colori, guerre comprese.
    Non vi chiedo di averne rispetto, sarebbe riduttivo.
    Vi chiedo di amarli.
    Semplicemente di amarli.
    E loro ve ne saranno grati per quel poco tempo che loro rimane.
     
     
     
     
     
    Un bacio immenso, ragà.